Informazioni sulla produzione della seta

CAPITOLO I - IL BACO DA SETA

1.1 Origini e diffusione della bachicoltura in Italia.

Le origini della bachicoltura sono antichissime e molto spesso confuse tra i veli della leggen-da. Se numerosi sono, infatti, i riferimenti su antichi manufatti serici, alcuni dei quali risalenti addi-rittura al 6000 a.C., altrettanto vaghe e imprecise risultano le testimonianze sull’addomesticamento del baco da seta. Secondo quanto riportato negli “Annali delle prime quattro dinastie” di Confucio, il merito è da attribuirsi all’imperatrice Si Ling Hsi, la quale attorno al 2.500 a.C. intraprese tale atti-vità nei suoi palazzi, imponendo a tutte le donne dell’Impero di seguire i propri insegnamenti. Al di là di ogni riferimento cronologico resta comunque il fatto che per secoli la Cina risultò essere l’unico depositario della tecnica di allevamento del filugello e il segreto della seta fu così gelosa-mente custodito da punire con la pena capitale chi avesse osato rivelarlo.
In Occidente la seta era conosciuta da diverso tempo, ma solo verso la metà del VI secolo d.C. l’allevamento del baco da seta iniziò a diffondersi nel bacino del Mediterraneo, interessando in particolare la Grecia, da dove Ruggero li nel 1140 importò in Sicilia il prezioso insetto. Il clima di questa regione, favorevole sia al baco che al gelso, determinò un considerevole sviluppo dell’allevamento che ben presto si estese anche ad altre regioni meridionali.
Nell’Italia centrale e settentrionale il baco da seta arrivò più tardi a causa di un ambiente me-no favorevole e di una maggiore arretratezza del mondo agricolo. Tuttavia già nei secoli XII e XIII la bachicoltura era presente in Lombardia, in Emilia Romagna, nel Veneto, ma è nel periodo compre-so tra il 1300 e il 1500 che il ciclo della seta conosce il suo momento d’oro. Da Lucca, l’arte della filatura e tessitura viene portata a Firenze, Milano, Bologna e Venezia. La Serenissima che allora re-golava tutto e tutti inquadrò i setaioli in corporazioni, proibì l’importazione di stoffe di seta, la falsifi-cazione delle stesse, regolò il numero di telai per tessitore a testimonianza della notevole attività industriale e commerciale sviluppatasi nel settore. Sempre in questo periodo si registrarono i primi interventi per favorire lo sviluppo della gelsi-bachicoltura: a Firenze nel 1440 e a Milano nel 1470 si impose l’impianto di un certo numero di gelsi ad ogni proprietario terriero.
In tale clima di entusiasmo e operosità, sostenuta dall’amore sempre crescente per lo sfarzo e il lusso, la richiesta di seta sembrò non conoscere limiti. Oltre alla Francia, anche altri paesi europei come Inghilterra e Germania, sullo slancio dei risultati ottenuti nel nostro Paese, diedero il via tra il XVII e XVIII secolo ad una serie di esperimenti risoltisi però con risultati modesti a causa del clima non favorevole.
Parallelamente al diffondersi e all’aumentare degli allevamenti, anche gli studi e le ricerche si approfondirono. Le tecniche di allevamento e il governo dei bachi trovarono nuovo impulso e ra-zionalità per opera di un appassionato e illuminato ricercatore, Vincenzo Dandolo, la cui “dandolie-ra” rimase per molti anni un esempio di bachicoltura razionale.
Bassi e De Filippi scoprirono gli agenti patogeni del calcino e della pebrina che avevano inflit-to gravi danni alla bachicoltura. A Padova venne fondata la Stazione Bacologica Sperimentale con compiti di controllo della produzione di seme bachi, ricerca e sperimentazione. Berlese scoprì un rimedio biologico decisivo contro una cocciniglia, la Diaspis pentagono che minacciava di distrug-gere il patrimonio gelsicolo italiano e in suo onore questo prezioso imenottero (Prospaltella Berle-sei) prese da lui il nome.
In questo alternarsi di fasi positive e negative, si arrivò agli inizi di questo secolo. La produzio-ne media annua si attesta sui 50.000.000 di Kg. grazie ad una certa stabilità del prezzo dei bozzoli e ad una serie di iniziative a tutela del settore . E’ di questi anni - 1907 - la nascita della “Commissio-ne d’inchiesta per le industrie bacologica e serica” che portò con la sua opera alla legge del 6 Lu-glio 1912 con la quale, tra le altre cose, si stanziarono dei fondi allo scopo di propagandare ed in-centivare l’attività gelsi-bachicola. Ma allorché si stavano per raccogliere i frutti di tale lavoro, lo scoppio del primo conflitto mondiale e il successivo marasma del dopoguerra, resero vano ogni sforzo.
La bachicoltura conobbe così un periodo di grave crisi, segnato da una costante diminuzione della produzione che toccò il fondo nel 1919 con circa 20.000.000 di Kg . L’avvento del fascismo decretò una rapida ripresa del settore. La produzione media annua del decennio 1921 -30 fu di 47.000.000 di Kg. con una punta record nel 1924 di 57.000.000 di Kg., quantità mai più raggiunta nel nostro Paese. Il successivo conflitto mondiale e le ripercussioni del periodo post bellico deter-minarono una profonda trasformazione del settore bachisericolo.

Il processo di ristrutturazione e industrializzazione dei vari settori dell’economia nazionale non poté fare a meno di modificare le condizioni che avevano consentito l’affermarsi e lo svilupparsi del-la bachicoltura. il continuo esodo dalla campagna verso l’industria e i maggiori redditi dei settori secondario e terziario determinarono un progressivo abbandono di quelle pratiche agricole che ri-chiedevano un elevato assorbimento di manodopera. A questo si aggiunse un prezzo dei bozzoli in-sufficiente ma soprattutto instabile, I’estensione ed intensificazione della lavorazione meccanica del terreno, con la conseguente necessità di abbattimento dei gelsi, la comparsa e diffusione di fibre artificiali e il mancato interessamento da parte dell’industria di trasformazione che, trovando sul mercato internazionale disponibilità di materia prima a basso costo proveniente da paesi asiatici, non pensò di tutelare in alcun modo il prodotto interno.
Si dovette così assistere ad una costante diminuzione della produzione nazionale fino alle po-che decine di migliaia di chilogrammi attuali, concentrate in alcune regioni quali Veneto, Friuli Ve-nezia Giulia, Calabria e Lombardia. Sono questi, infatti, gli ultimi baluardi di una attività che mai come nel passato ha rischiato e rischia di scomparire. Ma sono anche la testimonianza della tena-cia e della volontà di pochi innamorati del settore di salvaguardare un patrimonio culturale unico e un prodotto, la seta, che per la complessa armonia di qualità fisiche e chimiche e per l’incomparabile bellezza e nobiltà alla vista e al tatto, è, tra i prodotti tessili, insostituibile e intramon-tabile.

1.2 Il ciclo biologico del baco da seta.

Il baco da seta (Bombyx Mori L.) è un insetto appartenente all’ordine dei Lepidotteri, famiglia Bombicidi. Il nome della specie sta ad indicare la sua dipendenza alimentare dal gelso (gentile. Mo-rus).
Il ciclo biologico del baco inizia con la schiusa delle uova, dette “seme-bachi”, ottenuta me-diante un periodo di incubazione della durata di circa quindici giorni durante il quale il seme viene sottoposto ad un prestabilito regime di temperature ed umidità. Alla nascita le larve presentano una lunghezza di circa 2-3 millimetri ed iniziano ad alimentarsi con la foglia di gelso che viene loro somministrata aumentando velocemente di dimensioni e peso.
Durante il periodo larvale si distinguono 5 fasi chiamate “età” intervallate da altre 4 fasi dette “mute”. Le mute sono processi fondamentali per la vita dell’insetto; nel breve volgere di trenta gior-ni il peso della larva aumenta di 8000 volte e le dimensioni di circa 6000.
Questo implica la necessità di rinnovare totalmente i tessuti costituenti il rivestimento esterno che, essendo inelastici per la presenza di chitina, non consentirebbero lo sviluppo dell’animale.
Una volta terminata la quinta età il baco si prepara a filare: elimina il contenuto intestinale, assume una colorazione alabastro, diminuisce di peso e dimensioni. A questo punto inizia ad emet-tere dalle ghiandole sericigine, la bava serica che si avvolge attorno al corpo dell’animale fino a chiuderlo completamente nel bozzolo. Questa fase, della durata di circa tre giorni, è seguita dalla ninfosi cioè dalla trasformazione all’interno del bozzolo della larva in crisalide e da questa in farfalla. Dopo circa quindici giorni dalla chiusura del bozzolo la farfalla è completamente sviluppata. Esce dal bozzolo, emettendo una soluzione fortemente alcalina dalla bocca, si accoppia e inizia a depor-re le uova in numero variabile da 400 a 600, chiudendo così il ciclo. Gli embrioni presenti nelle uo-va, nel giro di poche ore entrano nello stadio detto di “diapausa”, caratterizzato dal rallentamento delle funzioni vitali e quindi del processo di sviluppo. Attraverso un opportuno controllo della tem-peratura nelle fasi di “estivazione” e di “ibernazione”, questo stadio consente la conservazione delle uova per gli allevamenti dell’anno successivo. In particolari casi la diapausa può essere interrotta con la pratica dello schiudimento estemporaneo mediante l’uso di sostanze chimiche.

1.3 Il seme-bachi.

Un tempo la produzione e conservazione delle uova era un compito cui si sottoponeva diret-tamente l’allevatore con metodi assai vari e alquanto artigianali. La comparsa verso la metà dell’Ottocento della pebrina, malattia a carattere ereditario provocata dall’agente patogeno Nosema bombycis, rese necessaria una severa selezione microscopica delle ovideposizioni di ciascuna far-falla, e la successiva lotta contro la flaccidezza, realizzata mediante incrocio tra razze indigene e o-rientali, determinò la nascita di strutture specializzate cui affidare questo delicato compito.
Nel volgere di pochi anni l’industria semaia italiana raggiunse notevoli dimensioni e grande importanza e lo stesso Giappone nel periodo tra le due guerre, attinse ampiamente all’esperienza e alla tecnica sviluppate nel nostro Paese.
La successiva sostituzione nel secondo dopoguerra delle razze a bozzolo giallo e oro, il cui in-crocio dava origine al cosiddetto “bigiallo”, con poliibridi a bozzolo bianco provenienti dalle ricerche e dagli esperimenti giapponesi, rappresentò un altro passo molto importante. La comparsa di que-sti nuovi incroci in grado di assicurare una maggior resa in seta e quindi una maggior redditività, incentivò ulteriormente la produzione interna di seme. Ciò si rese necessario anche per sottrarre l’allevatore alla aleatorietà di un rifornimento annuo precario e comunque limitato dal Giappone. A tal proposito si fa notare come le prime cooperative di acquisto nacquero nel 1856 proprio per l’importazione di seme-bachi .

Tab. 1 - Produzione nazionale seme bachi

Anno Bigialli
(N° once)
Poliibridi nazionali
(N° telaini)
Poliibridi importati
(N° telaini)
1956 82.246 1.476 14.996
1957 76.657 51.756 14.812
1958 44.438 98.375 14.887
1959 11.811 157.266 2.946
1960 2.538 151.164 14.967

Una testimonianza delle dimensioni raggiunte dall’industria semaia nel secondo dopoguerra è rappresentata dalle oltre 82.000 once di seme preparate per la campagna 1956 (Tab. 1). L’“oncia” era l’unità di misura allora adottata corrispondente a circa 30g. di seme-bachi ma venne successi-vamente sostituita, data la variabilità di produzione che faceva spesso registrare, dal ‘telaino” corri-spondente ad un numero fisso di uova (20.000) con un peso variabile dai 10 ai 12 g.
Con il passare degli anni e la diminuzione degli allevamenti anche l’industria semaia conobbe un periodo di grave crisi culminata nel 1978 con la definitiva chiusura del Centro Genetico ed Eco-logico di S. Giacomo di Veglia - TV- (Tab. 2). Attualmente il seme-bachi viene totalmente importa-to. La maggior parte arriva dal Giappone e in misura minore da Cina e Turchia.

Tab. 2 - Produzione di seme poliibrido in Italia.

Anno Seme (grammi) Telaini (n°)
1962 3.080.641 246.451
1963 1.713.162 137.053
1964 1.718.725 137.498
1965 1.615.416 129.233
1966 2.255.533 180.442
1967 1.711.642 136.931
1968 2.018.609 164.448
1969 1.956.705 156.536
1970 1.836.413 147.000
1971 1.377.525 110.202
1971 1.435.602 110.202
1972 1.435.602 114.848
1973 660.823 52.867
1974 155.000 12.400
1975 72.912 5.833
1976 94.162 7.533
1977 87.075 6.966
1978 60.825 4.866

1.4 L’alimento del baco: il gelso.

Il gelso rappresenta per il momento l’unica fonte alimentare del baco. Attualmente però la di-sponibilità di piante per gli allevamenti si è notevolmente ridotta a causa del continuo espianto messo in pratica da chi ha abbandonato l’allevamento, per cui si rende necessario in molti casi il ricorso alla creazione di gelseti specializzati. Al fine di razionalizzare il ciclo produttivo e ridurre l’impiego di manodopera sono state abbandonate le vecchie forme di allevamento ad alto fusto consociate con altre colture, favorendo la ceppaia bassa con piante impalcate ad una altezza di 100-120 cm.
La realizzazione di un gelseto specializzato richiede una attenta valutazione dell’ambiente in cui esso verrà posto: si dovranno scegliere le varietà che meglio si adattano a quel particolare clima avendo cura di garantire una certa scalarità di maturazione in funzione dei fabbisogni di allevamen-to.
Le varietà attualmente utilizzate e riportate per ordine di precocità sono: Morettiano, Florio, Kairyo, Ichinose e Kokusò 21. I sesti di impianto sono in genere di 2.70-3 m. sull’interfila e 1.00-1.50 m. sulla fila per un investimento finale di 3.000-3.500 piante ad ettaro.
Tali distanze consentono infatti una maggiore facilità di accesso per le operazioni colturali e di raccolta della foglia. L’entrata in produzione del gelseto si ha al quarto anno con una durata sti-mata attorno ai trenta anni.
Nei primi anni di impianto particolare attenzione sarà riservata alla potatura di allevamento avente lo scopo di conferire alla pianta la configurazione finale, mentre negli anni successivi le ope-razioni richieste sono delle normali operazioni colturali di concimazione, diserbo della fila, estirpatu-re dell’interfila, ecc..

1.5 La tecnica di allevamento.

La tecnica di allevamento del baco assume un aspetto fondamentale nell’economia de-lI’azienda in quanto condiziona da un lato il risultato produttivo finale e dall’altro l’impiego di mano-dopera che incide in maniera rilevante sul costo finale di allevamento.
Si possono distinguere due fasi fondamentali nel ciclo produttivo: la prima che va dalla nasci-ta delle larve alla fine della terza muta, la seconda dall’inizio della quarta età fino alla formazione del bozzolo.

Nella prima fase i locali di allevamento sono in genere rappresentati da stanze od ambienti disponibili all’interno della casa dell’allevatore. Particolare attenzione viene data alla coibentazione dell’ambiente per evitare bruschi sbalzi di temperatura e alla possibilità di arieggiamento per favorire il ricambio d’aria. Inoltre dovranno essere predisposte delle opportune fonti di calore per garantire una adeguata temperatura ambientale. Le attrezzature utilizzate in questa fase di allevamento sono rappresentate dai graticci, costituiti da telai in legno dotati di piedini di 25-30 cm. con fondo in rete metallica o di cannicci aventi dimensioni di circa 3 m. x 1 m. e sovrapponibili in modo da costituire dei castelli. Tale tecnica consente di sfruttare al massimo la superficie disponibile riducendo il nu-mero di locali necessari. L’altezza dei castelli non deve comunque superare i 6-7 piani, in quanto risulterebbe altrimenti scomoda per l’esecuzione delle varie operazioni di governo dei bachi e dan-nosa per la differenza di temperatura che si verrebbe a stabilire tra la zona superiore e quella inferio-re. Su questi piani, ricoperti in genere con carta, vengono poste le larve appena nate. L’alimentazione avviene secondo precisi criteri (Tab. 3) somministrando foglia tagliata di dimensio-ni via via crescenti con lo sviluppo dei bachi. Durante le varie età si effettua il cambio dei letti, ope-razione che permette di eliminare i residui dell’alimentazione e gli escrementi, per evitare l’insorgenza di processi di fermentazione. Tale operazione consiste nel disporre sopra le larve dei fogli di carta o dei teli in plastica forati su cui viene distribuita la foglia. Una volta che tutte le larve sono salite sul foglio di carta attraverso i fori in esso presenti, questo viene sollevato e posto su un altro piano precedentemente predisposto. Il vecchio letto può così essere eliminato, avendo cura di raccogliere le eventuali larve rimaste. Nella prima età il cambio dei letti non viene effettuato sia per le modeste quantità di lettiera in genere presenti sia per evitare un perdita eccessiva di larve date le dimensioni ridotte delle stesse.
Con il passare dei giorni e l’avvicinarsi della muta i bacolini riducono il consumo di foglia fino ad interromperlo completamente. E’ questo il segnale di inizio della muta: I’alimentazione viene so-spesa per riprendere quando la quasi totalità delle larve ha terminato la muta stessa e ciò per ga-rantire una certa omogeneità di crescita.
Al termine della terza muta la tecnica di allevamento cambia. I bachi infatti passano dai gra-ticci ad assiti stesi a terra in un solo piano. Tale sistema di allevamento, definito “pezzone a terra” presenta notevoli vantaggi: consente l’alimentazione delle larve con foglia in ramo, eliminando quindi le operazioni di sfogliatura e trinciatura, non richiede il cambio dei letti in quanto la sovrap-posizione dei rami nei vari pasti determina il progressivo allontanamento del piano di allevamento dal suolo dove rimangono i prodotti del metabolismo delle larve e infine permette la meccanizza-zione delle operazioni di pulizia a fine ciclo.
La scelta dei locali in questa fase risulta molto importante. Ambienti spaziosi situati a piano terra oppure tunnel con copertura in materiale plastico, rappresentano le soluzioni ideali in quanto essendo facilmente accessibili consentono di ridurre l’impiego di manodopera per l’alimentazione e permettono una più facile e sbrigativa pulizia degli stessi a fine ciclo.

Tab. 3 - Parametri tecnici di allevamento riferiti ad un telaino di seme-bachi.

Fase larvale Durata media
(gg.)
Temp.
(C°)
Umidità
(%)
Superficie occupata a fine età
(mq) *
Consumo medio di foglia
(kg.)
Larghezza striscioline di foglia
(mm)
Pasti giorno
(n°) *
Esempio di orari dei pasti
(h)
I età 4 24-25 85 1 2 1-3 4-6 7-10-13-16-19-22

muta

1   60-65 1        
II età 3 24-25 85 2 6 3-6 4-6 7-10-13-16-19-22
muta 1   60-65 2        
III età 4 23-24 80 4-5 25-30 6-15 4 7-11-15-20
muta 1 23-24 60-65 4-5        
IV età 5 23 75 6-10 * 70-80 in ramo 3-4 7-13-19
muta 1,5-2 23 60-65 6-10 *      
V età 7-9 22-24 70-75 15-20 * 220-260 in ramo 2-3 7-13-19
TOTALE 27-30       333-378      
BOSCO

10

22-24 60-65

12-20

       

* Possono variare a seconda del sistema di allevamento.

Giunti al termine della quinta età le larve sono pronte per filare. Sul pezzone si prepara il “bosco” stendendo le raggiere in plastica che hanno sostituito il bosco tradizionale realizzato altrimenti con materiali vari quali erica, paglia di avena, ramaglia fine, ecc. L’adozione delle raggiere permette di ridurre la manodopera necessaria per la raccolta dei bozzoli, garantisce una maggior pulizia del prodotto e offre il vantaggio di poterle utilizzare per più anni. Dalla salita al bosco alla raccolta dei bozzoli passano circa dieci giorni durante i quali l’unica operazione necessaria è rappresentata dall’eliminazione di quelle larve che per motivi vari non filano e che potrebbero danneggiare a se-guito di fenomeni putrefattivi i bozzoli vicini.
Una volta che i bozzoli sono maturi si procede alla raccolta altrimenti detta sbozzolatura, se-guita dalla spellaiatura che consiste nella eliminazione della ragna ossia della seta emessa dalla lar-va all’inizio della formazione del bozzolo. Durante tali operazioni si esegue anche una prima grosso-lana cernita che consiste nel separare i bozzoli di prima qualità dagli scarti.
Infine con il conferimento del prodotto agli organismi di raccolta e la pulizia dei locali termina l’allevamento del baco da seta.

1.6 Il bozzolo.

I bozzoli prodotti dagli allevatori e non destinati alla produzione di seme sono conferiti agli or-ganismi di raccolta dove vengono essiccati in corrente d’aria calda allo scopo di interrompere il processo di ninfosi allo stadio di crisalide. Tale operazione si rende necessaria per evitare che lo sfarfallamento, ossia la fuoriuscita della farfalla dal bozzolo, provochi un deprezzamento qualitativo del prodotto.

Tab. 4 - Caratteristiche produttive di incroci diversi

  Produzione/telaino kg. Produzione/oncia kg. Bozzoli per kg. n°. Lunghezza bava serica m. Resa in seta N. bozzoli per Kg di Seta
Incroci bigiallo 20 60-80 800-900 700-800 15-16% 8-9
Poliibridi 30-35 100-120 450-500 1.200-2.000 20-23% 5,5-6

In seguito alle innovazioni scientifiche avutesi sin dagli inizi di questo secolo in tema di miglio-ramento genetico delle razze, i risultati produttivi hanno consentito di raggiungere livelli di redditivi-tà notevoli (Tab. 4). si è passati infatti da una lunghezza della bava serica di 600 m. negli incroci a bozzolo giallo ai 1200 - 1800 m. degli attuali poliibridi. Ciò si traduce in una miglior resa riscontra-bile nella minore quantità di bozzoli necessari per dare un chilogrammo di seta; si passa infatti dagli 8,5 - 9 Kg. degli incroci a bozzolo giallo ai soli 5,5 - 6 Kg. dei poliibridi bianchi a cui si aggiunge anche una maggior produttività per telaino. Una volta essiccati e prima di essere sottoposti alle successive lavorazioni, i bozzoli vengono cerniti in base alle loro caratteristiche qualitative. Si pos-sono distinguere due classi: una costituita dai reali e realini, ossia bozzoli privi di difetti o con legge-re imperfezioni di forma e l’altra rappresentata dai cosiddetti “doppi e scarti misti” che comprende bozzoli tipo doppi, morti, macchiati, segnati e rugginosi, ossia bozzoli con notevoli anomalie.


CAPITOLO II - LA BACHICOLTURA ITALIANA NEL CONTESTO MONDIALE

2.1 Il mercato internazionale.

Sulla base dei dati forniti dall’Ufficio Italiano Seta, nel periodo 1985-1992 la produzione mondiale di seta greggia ha registrato un incremento del 40% passando da 58.892 a 82.492 ton-nellate (Tab. 5).

Tab. 5 - Principali produttori di seta greggia a livello mondiale e relative produzioni (ton). Fonte: A.l.S.

Anno Brasile Cina India Giappone Altri Totale
1985 1.558 2,65% 32.000 54,34% 7.029 11,94% 9.592 16,29% 8.713 14,79% 58.892
1986 1.780 2,90% 34.700 56,54% 7.905 12,88% 8.240 13,43% 8.744 14,25% 61.369
1987 1.740 2,70% 37.600 58,30% 8.455 13,11% 7.864 12,19% 8.839 13,70% 64.498
1988 1.749 7,85% 34.400 56,09% 9.300 15,16% 6.840 11,15% 9.043 14,74% 61.332
1989 1.696 7,50% 40.700 60,02% 9.757 14.39% 6.078 8,96% 9.576 14,12% 67.807
1990 1.693 7,36% 44.000 61,27% 11.160 15,54% 5.800 8,08% 9.158 12,75% 71.811
1991 2.077 2,71% 48.486 63,36% 11.500 15,03% 5.527 7,22% 8.936 11,68% 76.526
1992 2.296 2,73% 54.500 66,06% 13.000 15,75% 5.085 6,16% 7.611 9,22% 82.492

L’Estremo Oriente (Cina, Giappone, India, Corea del Sud, ecc.) detiene oltre il 90% della pro-duzione mondiale, di cui i 2/3 rappresentati dalla sola Cina, che si conferma il maggior produttore a livello mondiale. Nonostante questa sua leadership a livello produttivo, l’industria di trasformazione cinese fino a qualche anno fa era praticamente inesistente o comunque a livelli tecnologici assai modesti, tanto che la maggior parte della materia prima era destinata al mercato internazionale.
Nel corso degli ultimi anni, i nuovi orientamenti di politica economica hanno tuttavia favorito un graduale recupero e sviluppo del settore, incrementando la produzione di tessuti serici, modifi-cando la ripartizione dei prodotti destinati al mercato estero e favorendo le esportazioni di tessuti e capi confezionati rispetto alla materia prima. Per raggiungere tali obiettivi la Cina ha ultimamente stabilito rapporti di stretta collaborazione con paesi a tecnologia più avanzata, per un razionale rin-novo delle strutture e degli impianti di trasformazione dando il via ad una agguerrita politica dei prezzi.

Tab. 6 - Importazioni europee di prodotti serici cinesi. (Fonte: A.l.S.)

Quantità 1985 ton. 1986 ton. 1987 ton. 1988 ton. 1989 ton. 1990 ton. 1991 ton. 1992 ton. Variazione % 85-92
Seta greggia 4.963 5.213 4.372 4.498 5.546 3.402 2.474 2.792 - 43,74
Tessuti 1.323 1.717 1.849 2.593 2.858 2.401 1.821 2.155 + 62,89
Camicette 99 280 439 645 956 1.534 2.527 2.864 + 2.792,63
Abiti 9 13 33 82 67

64

131 207 + 2.200,00

Prezzi 1985 lire / kg 1985 lire / kg 1985 lire / kg 1985 lire / kg 1985 lire / kg 1985 lire / kg 1985 lire / kg 1985 lire / kg Variazione 85-92
Seta greg. 49.457 54.900 42.764 55.582 82.827 74.035 63.201 51.230 + 3,58%
Tessuti 79.010 73.453 65.911 73.913 97.742 101.047 102.403 85.182 + 7,81%
Camicette 128.207 93.553 71.374 79.703 100.646 110.180 119.209 110.236 - 14,02%
Abiti 142.185 128.327 96.924 83.777 124.682 119.792 135.106 127.790 - 10,12%

In realtà tra i paesi della U.E. e la Cina sono stati stipulati degli accordi che prevedono lo scambio dei prodotti in base ai prezzi di mercato, fattore di estrema importanza essendo la Cina un sistema ad economia di stato, ma non sembra che questi siano sempre rispettati come testimonia-no le numerose denunce per dumping presentate alla Commissione della Comunità Europea nei confronti della Cina. Una dimostrazione di questo è data dall’andamento delle quantità e dei prezzi di alcuni prodotti importati dai paesi europei.(Tab. 6) Come si può notare la quantità di seta greg-gia importata nel periodo 1985-1992 presenta una diminuzione del 44% a fronte di un aumento del 62% dei tessuti, del 2.792% delle camicette e del 2.200% degli abiti. Sul fronte dei prezzi ad un au-mento della seta greggia del 3,6% fa riscontro una diminuzione del 14% delle camicette e del 1 0% degli abiti.
Interessante a tale proposito, è un confronto effettuato nel giugno ‘89 dall’Ufficio Italiano Seta tra i costi di produzione europei di un tessuto “crepe de chine” ed il prezzo sul mercato europeo dello stesso tessuto di provenienza cinese (Tab. 7). si può notare come, ipotizzando un uguale prez-zo della materia prima, i costi di lavorazione cinesi siano pari a 0,05 U.S.$/yard, oltre 80 volte inferiori a quelli europei. La spiegazione di tale fenomeno è da ricercarsi non tanto nel basso costo della manodopera, come affermato dagli organi ufficiali di Pechino, ma nel minor costo della seta greggia che la China National Silk Import & Export Corporation mette a disposizione dei tessitori cinesi rispetto a quella venduta sul mercato internazionale.

Tab. 7 - Costi di produzione di un crepe de chine. (Fonte: A.l.S.)

Elementi di costo A. Prezzo del tessuto sul mercato europeo B. Costo seta greggia C. Spese importazione seta dalla Cina D. Spese importazione del tessuto cinese E. Dazio F. Costi di lavorazione A-(B+C+D+E)
Tessuto europeo U.S.$/yard 11,29 6,48 0,63 == == 4,18
Tessuto cinese U.S.$/yard 7,80 6,48 (1) == 0,82 0,45 0,05 (2)

(1) Si ipotizza un costo della seta pari a quello registrato sul mercato europeo.
(2) Con i costi di purga e imbianchimento non considerati nel tessuto europeo.
* Prezzi Giugno ‘89.

Tale comportamento, sottolineato in più occasioni dall’industria di trasformazione europea, trova una sua motivazione nella ferma volontà cinese di inserirsi in quella fascia di mercato, fino a qualche tempo fa controllata in via esclusiva dai paesi tecnologicamente avanzati, caratterizzata da prodotti a più alto valore aggiunto e quindi con possibilità di maggiori profitti.

2.2 Il mercato nazionale.

Il mercato serico italiano è attualmente il più importante a livello europeo sia per il volume degli scambi sia per la fiorente attività dell’industria di trasformazione. Nel 1992 le importazioni di prodotti di seta sono state pari a 8.531 ton. di cui 2.711 ton. di seta greggia e oltre 1.700 ton. di cascami.
La provenienza è varia anche se la Cina risulta essere il principale fornitore: oltre il 90% della seta greggia, il 53% dei tessuti ed il 60% dei capi confezionati.
Per quanto concerne le esportazioni, la maggior parte dei prodotti italiani viene destinata ai mercati esteri. I principali acquirenti del prodotto italiano sono i paesi europei che coprono il 65% delle esportazioni di filati e il 50% dei tessuti.
In valore assoluto gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per i nostri prodotti, anche se nel ‘92 si è dovuto registrare una diminuzione rispetto all’anno precedente del 13%, mentre tra i paesi asiatici il Giappone si conferma come il miglior acquirente del prodotto italiano.
A differenza degli altri paesi europei, l’Italia si rivela soprattutto un grande consumatore di materia prima in virtù di una attività dell’industria serica molto diversificata e che copre tutte le di-verse fasi del ciclo di lavorazione.
A fronte di una così prospera attività industriale la produzione nazionale di bozzoli risulta assai modesta. Nella Tab. 9 si può notare come dal 1980 ad oggi sia rimasta praticamente costante, do-vendosi obbligatoriamente tralasciare a fini statistici le produzioni dal 1989 e seguenti a causa della grave anomalia che ha colpito gli allevamenti del nord Italia e tristemente nota come “incapacità a filare dei bachi”.
In forza di tale ipotesi il grado di autoapprovigionamento risulterebbe pari allo 0,05%. Trattasi evidentemente di un valore assai modesto ma suscettibile di importanti variazioni in un prossimo futuro. Si avvertono infatti sempre più pressanti da parte dell’industria la necessità e la volontà di sottrarsi alla pressoché totale dipendenza cinese per la fornitura di materia prima data l’estrema a-leatorietà sia in termine di quantità che di prezzo che la caratterizzano.
Volontà manifestata negli ultimi anni attraverso la realizzazione di un progetto pilota per l’allevamento del baco con dieta artificiale e mediante la stesura di numerosi progetti di sviluppo della sericoltura in America Latina e in Sud Africa. In tale contesto la bachicoltura italiana assume un ruolo di fondamentale importanza in quanto attraverso un proprio potenziamento potrebbe da un lato coprire una quota parte del fabbisogno interno e, dalI’altro, fungere da punto di riferimento per la cooperazione tecnico scientifica nell’ambito dei programmi di sviluppo della sericoltura com-presi dal piano di aiuti ai paesi in via di sviluppo che la Comunità Europea ha approvato negli ultimi anni.
Le regioni maggiormente interessate dall’allevamento del baco da seta sono il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Calabria. Se il numero di telaini allevati risulta praticamente costante nel periodo 1982-89, periodo che può essere considerato normale per quanto concerne la capacità a filare dei bachi, non altrettanto si può dire del numero degli allevatori, caratterizzato da una notevole flessio-ne. Flessione accompagnata però da un incremento del numero di telaini allevato procapite, passa-to dagli 8 tel./allevatore del 1980 ai 12,5 del 1989, dato che consente di evidenziare l’attuale ten-denza verso una progressiva scomparsa degli allevamenti di piccole dimensioni.


Tab. 8 - Produzione nazionale e contributo comunitario

Anno Telaini
Produzione
kg.
Allevatori
CEE ECU/
telaino
1982 3.377 97.025 432 100,00
1983 3.735 105.631 524 106,00
1984 4.085 115.069 551 107,59
1985 4.175 117.127 506 108,67
1986 3.933 111.247 482 108,67
1987 3.903 109.395 400 112,00
1988 3.671 102.851 350 112,00
1989 3.180 10.887 260 112,00
1990 2.466 12.225 210 111,81
1991 2.277 4.895 170 111,81
1992 2.152 13.446 139 111,81
1993 1.877 21.742 134 110,41

L’aumento delle dimensioni degli allevamenti è dovuto a vari fattori. Innanzitutto, sotto l’aspetto produttivo, gli allevamenti di 2-3 telaini che un tempo influivano in maniera determinante sulla produzione totale, oggi non presentano alcun interesse se non a livello di hobby, essendo ve-nuta meno con il passare degli anni la manodopera aziendale che trovava nella bachicoltura un suo naturale impiego - donne, vecchi e bambini - consentendo di non distogliere forza lavoro dalle altre attività.
Inoltre sotto l’aspetto economico, il reddito ritraibile da tali allevamenti risulta essere piuttosto modesto se confrontato con altre produzioni in considerazione della manodopera impiegata.
Le nuove tecniche di allevamento e l’impiego di macchine agevolatrici, sfogliatrici e taglieri-ne, consentono infatti di aumentare la quantità di telaini allevati a parità di manodopera richiesta garantendo una adeguata remunerazione a tale fattore produttivo.
Questo tuttavia presuppone una maggiore disponibilità di foglia di gelso che si scontra con la crescente difficoltà di reperimento della stessa, tranne in quelle regioni tipo Veneto e Friuli Venezia Giulia, la cui antica e radicata tradizione bachisericola, ha permesso di salvaguardare in parte i ri-spettivi patrimoni gelsicoli. Non a caso infatti sono proprio queste regioni a vantare il maggior nu-mero di telaini allevati per azienda e totali.
Ma è sicuramente il prezzo dei bozzoli, l’elemento determinante ai fini di una comprensione delle oscillazioni che caratterizzano il numero di telaini allevati. Risulta infatti molto chiaro il sincro-nismo che accomuna questi due elementi e che sta ad indicare come l’allevatore, attento all’andamento dei prezzi degli altri prodotti e memore di prezzi talora irrisori che ha dovuto subire in epoche passate, non sia più disposto ad accettare quella situazione di instabilità ed insicurezza che per diversi anni ha accompagnato il mercato dei bozzoli.


CAPITOLO III - ANALISI DEI COSTI Dl PRODUZIONE

Premessa

L’analisi economica dell’allevamento del baco da seta assume una notevole importanza sia per poter valutare l’attuale situazione della bachicoltura nel nostro paese sia per considerare le pro-spettive future del settore. Come succede però per le diverse attività agricole, la determinazione dei costi di produzione presenta delle difficoltà; difficoltà dovute alla interazione dei fattori produttivi nelle diverse produzioni aziendali e nel caso specifico, al particolare carattere di attività integrativa che ancora oggi contraddistingue la gelsi-bachicoltura.
L’analisi dei costi di produzione pertanto è stata suddivisa in tre momenti:
1) Costo di impianto del gelseto;
2) Costo di produzione della foglia;
3) Costo di allevamento del baco.
Tale suddivisione permette un migliore approccio alle diverse fasi del processo produttivo in quanto riduce la difficoltà di ripartizione dei costi e consente, per semplice integrazione dei tre ele-menti, di risalire al costo di produzione del bozzolo.

3.1 Caratteristiche delle aziende bachisericole.

Un aspetto che merita di essere considerato prima di passare all’analisi dei costi di produzio-ne, riguarda il tipo di azienda che oggi pratica l’allevamento del baco da seta in quanto può fornire utili indicazioni sulla attuale situazione del settore bachisericolo.
A questo scopo è stata fatta una indagine conoscitiva su un campione di trentacinque azien-de, scelte tra quelle presenti nella provincia di Treviso sia per l’antica tradizione che la bachicoltura vanta in tale zona, sia perché attualmente la Marca Trevigiana concentra oltre il 60% della produ-zione nazionale.
Il primo elemento da mettere in risalto riguarda il tipo di conduzione. Trattasi infatti esclusi-vamente di aziende a conduzione diretta che si avvalgono principalmente di manodopera familiare. Solo due aziende ricorrono a salariati avventizi. Il numero dei componenti la famiglia è variabile, an-che se oltre il 62% delle aziende è costituita da 4/5 persone.
La superficie aziendale è piuttosto modesta; nell’85% dei casi non supera i nove ettari e per la maggior parte è compresa tra i tre ed i sei ettari. L’ordinamento colturale è tipico della zona con prevalenza di cereali, mais e frumento, soia e foraggiere. Gli allevamenti zootecnici sono presenti in 23 delle aziende considerate, pari al 65%, e sono rappresentati esclusivamente da bovini da latte con un numero medio di 5/6 capi per stalla. Solo una delle aziende campione pratica l’allevamento a terra di polli da carne.
Per quanto concerne il baco da seta le dimensioni medie degli allevamenti si aggirano sui 15 telaini, in sintonia quindi con la media generale della provincia, anche se circa il 30% delle aziende non supera i 10 telaini. La foglia di gelso utilizzata per l’alimentazione dei bachi è per oltre il 68% dei casi di origine aziendale ed extra-aziendale, mentre 7 aziende (20%) utilizzano solo foglia di propria produzione. A tale proposito è opportuno ricordare che circa il 57% delle aziende campione è dota-ta di gelseto specializzato, con dimensioni variabili da 0,5 ad 1 ha., anche se in molti casi essendo questi di recente costituzione, non è in grado di soddisfare completamente il fabbisogno di foglia per l’allevamento.
I locali adibiti all’allevamento sono rappresentati da ambienti presenti nell’ambito dell’azienda quali granai, fienili, ricoveri vari, mentre negli ultimi anni si è diffuso l’impiego di tunnel in materiale plastico. Tali strutture presentano un duplice vantaggio in quanto consentono un più razionale e comodo allevamento del baco ed inoltre si prestano ad altri utilizzi tra cui in special modo la coltiva-zione dei funghi, praticata in nove delle aziende campione.

3.2. Le aziende campione.

Le rilevazioni che hanno portato alla determinazione dei costi di produzione sono state effet-tuate in due aziende della provincia di Treviso nel quinquennio 1988 - 1992.
Si tratta di aziende che allevano il baco da seta da diversi anni per cui la capacità imprendito-riale e le tecniche di allevamento possono considerarsi sufficientemente omogenee.
La forma di conduzione è tipica della zona: proprietà coltivatrice che si avvale esclusivamente di manodopera familiare. L’ordinamento colturale vede la prevalenza di colture quali mais, soia, frumento e foraggiere.
Il numero di telaini allevati nei quattro anni in esame è stato rispettivamente di 20 telaini per l’azienda A, che dispone di gelseto specializzato e di 13 telaini per l’azienda B che utilizza gelsi ad alto fusto in parte consociati alla vite.
Nelle aziende campione l’allevamento del baco è avvenuto per le prime tre età su graticci in legno. All’inizio della quarta età le larve sono state trasferite sul pezzone a terra.
La foglia è stata somministrata tagliata per le prime tre età, successivamente con il ramo inte-ro.
La sfogliatura e trinciatura della foglia è stata eseguita manualmente per l’azienda B, mecca-nicamente per la A.
Entrambe le aziende hanno utilizzato raggiere in plastica per l’imboscamento mentre per quanto riguarda i locali di allevamento solo A dispone di un tunnel in materiale plastico mentre B ha sfruttato granai e fienili aziendali.
Per meglio evidenziare l’incidenza dell’allevamento dei bachi da seta nel bilancio aziendale, sono stati redatti i bilanci globali di ciascuna azienda. Considerato il tipo di impresa, proprietà colti-vatrice il Reddito Netto è stato calcolato sulla base della seguente espressione:
R.N. = P.L.V. - (Spese Varie + Quote)
Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che l’incidenza del Reddito Netto sulla P.L.V si aggira mediamente intorno al 45%, mentre l’incidenza dell’allevamento del baco da seta in termini di P.L.V. aziendale, oscilla dal 9% di B al 13.8% di A. In considerazione dell’attuale orientamento degli agricoltori verso allevamenti di medie dimensioni, 10 - 15 telaini, si può considerare sufficientemen-te rappresentativa una incidenza della bachicoltura sulla P.L.V. aziendale pari al 10 - 12%.

3.3. Costo di impianto del gelseto.

La determinazione del costo d’impianto del gelseto, data la durata triennale di tale fase, è av-venuta sulla base delle indicazione fornite dall’azienda A (Tab. 9).
Il calcolo è riferito ad 1 ha di superficie in quanto questa rappresenta la dimensione media dei nuovi impianti e costituisce anche un utile termine di paragone con altre colture.
L’investimento è di 3.000 piante ad ettaro con un sesto di impianto di 3 m. x 1,1 m. L’attecchimento riscontrato è stato pari al 97% rendendo così necessaria la sostituzione, durante il secondo anno, di circa 100 piantine.
Le modalità seguite in questa fase di analisi sono le seguenti:
• le spese varie rappresentano voci di costo esplicite e pertanto si sono semplicemente rilevate come tali;
• il salario si è determinato considerando una retribuzione oraria pari a L. 11.000;
• lo stipendio si è stimato sulla base delle possibili ore necessarie per la direzione, amministrazione e sorveglianza considerando un costo orario di L. 15.000;
• le quote di reintegrazione, manutenzione e assicurazione di macchine e attrezzi sono state calco-late in base all’effettivo utilizzo di questi mezzi nella fase di impianto. La quota di reintegrazione si è determinata con il metodo lineare. La quota di manutenzione applicando un saggio del 5% al valore a nuovo delle macchine. La quota di assicurazione adottando un saggio dello 1% sul 60% del valore a nuovo.
• le quote fondiarie si sono calcolate sulla base del valore di ricostruzione dei fabbricati impegnati e solo per la superficie e il periodo di tempo in cui sono stati realmente utilizzati. Per il rimanente periodo dell’anno essi vengono infatti utilizzati per le altre attività aziendali.
• l’interesse sul capitale scorte è stato calcolato su un capitale pari al 60% del valore a nuovo, per il tempo di effettivo impiego, con un saggio di interesse dell’8%.
• l’interesse sul capitale di anticipazione si è determinato applicando un saggio dell’8%.
I costi così determinati e riferiti ai tre anni, sono stati riportati mediante formula finanziaria all’anno 0, cioè all’inizio del ciclo economico del gelseto. Occorre precisare che già durante il se-condo e il terzo anno il gelseto è in grado di fornire un certo quantitativo di foglia che può essere stimato rispettivamente attorno al 25% ed al 70% della produzione definitiva. I ricavi di questo pe-riodo sono stati calcolati applicando il valore medio di trasformazione della foglia rilevato nelle due aziende e sono stati detratti dal costo totale. Determinato così il costo di impianto del gelseto si può risalire alla quota di reintegrazione, quota che entra nel costo di produzione della foglia.

Tab. 9 - Costo di impianto di un 1 ha di gelseto

Elementi di costo Importo Lire %
Spese varie 6.624.640
53,7
Quote 812.460
6,6
Salari 2.756.630
22,4
Stipendi 390.170
3,2
Interessi 607.820
4,9
Beneficio fondiario 1.143.780
9,2
Totale 12.331.500
100,0
Ricavi 3.467.800  
Costo Totale 8.863.700  

3.4. Costo di produzione della foglia.

La determinazione del costo di produzione della foglia si basa sugli stessi criteri utilizzati per il calcolo del costo di impianto del gelseto, utilizzando i dati rilevati direttamente nelle due aziende campione.
Il Beneficio Fondiario risulta comprensivo sia della rendita fondiaria, sia degli interessi sul va-lore del soprassuolo e degli immobili per la superficie e il tempo utilizzati come ricoveri per macchi-ne ed attrezzi. Data la breve durata del ciclo e la concentrazione delle spese nella fase finale del ci-clo stesso, il capitale di anticipazione è stato considerato pari a l/5 del capitale di circolazione.
Dall’analisi dei dati riportati in Tab. 10 si può facilmente notare come il costo di produzione della foglia risulti essere decisamente più basso per l’azienda che dispone di gelseto.
Si passa infatti da un valore di 17.240 L/q. di A ad un valore di 21.130 L/q. di B, differenza dovuta essenzialmente alla elevata richiesta di manodopera per la fase di raccolta.

Tab. 10 - Costo di produzione della foglia.

Elementi di costo Azienda A (20 tel) Azienda B (13 tel)
Lire Lire/q.le % Lire Lire/q.le %
Spese Varie: fertilizzanti 203.890 1.110        
Spese Varie: diserbanti 89.200 480        
Spese Varie: carburanti 71.360 390   115.960 940  
Spese Varie: lubrificanti 12.740 70   20.710 170  
Spese Varie: materiale vario 12.740 70   18.480 150  
TOTALE SPESE VARIE 389.930 2.120 12,29 155.150 1.260 5,96
Quote fondiarie 41.800 230   41.800 340  
Quote reintegra, manut., ass. macchine 281.750 1.530   461.810 3.750  
Quote reint. gelseto 237.310 1.290        
TOTALE QUOTE 560.860 3.050 17,68 503.610 4.090 19,36
Salari 1.121.380 6.090 35,35 1.610.720 13.090 61,93
Stipendi 152.920 830 4,82 57.430 470 2,21
Interessi 200.770 1.090 6,33 242.560 1.970 9,33
Ben. Fondiario 746.240 4.060 23,53 31.410 250 1,21
TOTALE 3.172.100 17.240 100,00 2.600.790 21.130 100,00


Tab. 11 - Costo di allevamento dei bachi.

Elementi di costo Azienda A (20 tel) Azienda B (13 tel)
Lire Lire/q.le % Lire Lire/q.le %
seme bachi 600.000 30.000   390.000 30.000  
quota associativa 300.000 15.000   195.000 15.000  
carta 114.690 5.730   95.570 7.350  
disinfettanti 38.230 1.910   20.390 1.570  
combustibili 35.680 1.780   44.600 3.430  
en. elettrica 19.110 960   19.110 1.470  
varie 29.310 1.470   24.210 1.860  
TOTALE SPESE VARIE 1.137.020 56.850
19,02
788.880 60.680
16,26
Quote fondiarie 51.990 2.600
96.850 7.450
Quote reint., manut., ass. 963.820 48.190
342.210 26.320
TOTALE QUOTE 1.015.810 50.790
16,99
439.060 33.770
9,05
Salari 3.257.110 162.860
54,49
3.241.820 249.370
66,83
Stipendi 133.800 6.690
2,25
152.290 11.760
3,14
Interessi 346.740 17.340
5,80
1.156.040 12.000
3,22
Ben. Fondiario 86.870 4.380
1,45
72.760 5.600
1,50
TOTALE 5.977.350 298.910
100,00
4.850.850 373.180
100,00

3.5. Costo di allevamento del baco.

Analizzati i costi di impianto del gelseto e di produzione della foglia non rimane che determinare i costi di allevamento del baco per giungere alla individuazione del costo finale di produzione del bozzolo.
Le modalità adottate per la determinazione delle varie voci di costo sono le stesse utilizzate per la determinazione del costo di produzione della foglia.
Dalla Tab. 11 si può notare come i salari siano la voce che maggiormente incide sul costo to-tale. Essi variano infatti dal 67% dell’azienda B al 55% dell’azienda A.
La diversa quantità di manodopera impiegata è da imputarsi alla differente organizzazione a-ziendale, ai diversi tipi di locali utilizzati per l’allevamento e al ricorso o meno a macchine sfogliatrici e taglierine per la preparazione della foglia.

3.6. Costo di produzione del bozzolo.

Individuati i costi di produzione della foglia e di allevamento del baco è possibile determinare il costo di produzione del bozzolo delle due aziende considerate.

Tab. 12 - Costo di produzione dei bozzoli.

Elementi di costo Azienda A (20 tel.) Azienda B (13 tel.)
Lire
Lire/telaino
Lire
Lire/telaino
Costo produzione foglia 3.172.100 158.605 2.600.790 200.060
Costo allevamento bachi 5.978.150 298.910 4.851.480 373.180
Costo totale prod. bozzoli 9.150.250 457.515 7.452.270 573.240
Produzione bozzoli in KG
663
471
Costo per kg.
13.800
15.820

Dalla Tab. 12 si evince che a fronte di un prezzo dei bozzoli di 15.000 L/kg pagato all’allevatore, l’azienda A presenta un extraprofitto di 1.200 L/kg mentre la B accusa una perdita di 800 L/kg. dimostrando come una adeguata razionalizzazione delle diverse fasi dell’allevamento con-senta di ottenere risultati economicamente soddisfacenti. La controprova è data dall’incidenza della voce salario sul costo totale di produzione pari al 47,8% per A e al 65,1% per B (Fig. 2).

Tab. 13 - Reddito Netto e Reddito da Lavoro.

  Az. A (20 tel.) Az. B (t3 tel.)
A) P.L.V.
9.900.000 7.065.000
B) Spese Varie
1.526.950 944.030
C) Quote
1.576.670 942.670
D) Interessi
499.660 398.600
E) Ben. Fondiario
833.110 104.170
R.N = [ A- (B + C) ]
6.796.380 5.178.300
R.L. = [ A- (B + C + D + E) ]
5.463.610 4.675.530
R.L./ora
15.176 11.544

Considerato che la gelsibachicoltura interessa soprattutto le aziende diretto coltivatrici è op-portuno quantificare il Reddito Netto e il Reddito da Lavoro per l’agricoltore, imprenditore e pro-prietario (Tab. 13).
Il Reddito Netto rappresenta i compensi spettanti alle diverse figure economiche riunite nell’unica persona fisica del gelsibachicoltore: salari, stipendi, interessi, beneficio fondiario. Il Reddi-to da Lavoro permette invece di valutare il grado di retribuzione del fattore produttivo lavoro nell’allevamento del baco da seta.

Essi si ricavano dalle seguenti espressioni:

R.N .= P.L.V. - (Spese Varie + Quote)

R.L. = P.L.V. - (Spese Varie + Quote + Interessi + Beneficio Fondiario)

La P.L.V. è stata calcolata sulla base del prezzo registrato per i bozzoli reali nella campagna 1992.

Come si può notare il reddito netto è sufficientemente elevato e tale da garantire una adegua-ta retribuzione ai diversi fattori produttivi così come per il reddito da lavoro/ora. Se a questo si ag-giunge la breve durata del ciclo di allevamento e la modesta richiesta di investimenti iniziali si può facilmente comprendere il rinnovato interesse che la bachicoltura sta riscuotendo.

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Ultimo aggiornamento 07.11.2008 17:05
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