1.1 Origini e diffusione della bachicoltura in Italia.
Le origini della bachicoltura sono antichissime e molto spesso confuse
tra i veli della leggen-da. Se numerosi sono, infatti, i riferimenti su
antichi manufatti serici, alcuni dei quali risalenti addi-rittura al 6000
a.C., altrettanto vaghe e imprecise risultano le testimonianze sull’addomesticamento
del baco da seta. Secondo quanto riportato negli “Annali delle prime
quattro dinastie” di Confucio, il merito è da attribuirsi
all’imperatrice Si Ling Hsi, la quale attorno al 2.500 a.C. intraprese
tale atti-vità nei suoi palazzi, imponendo a tutte le donne dell’Impero
di seguire i propri insegnamenti. Al di là di ogni riferimento
cronologico resta comunque il fatto che per secoli la Cina risultò
essere l’unico depositario della tecnica di allevamento del filugello
e il segreto della seta fu così gelosa-mente custodito da punire
con la pena capitale chi avesse osato rivelarlo.
In Occidente la seta era conosciuta da diverso tempo, ma solo verso la
metà del VI secolo d.C. l’allevamento del baco da seta iniziò
a diffondersi nel bacino del Mediterraneo, interessando in particolare
la Grecia, da dove Ruggero li nel 1140 importò in Sicilia il prezioso
insetto. Il clima di questa regione, favorevole sia al baco che al gelso,
determinò un considerevole sviluppo dell’allevamento che
ben presto si estese anche ad altre regioni meridionali.
Nell’Italia centrale e settentrionale il baco da seta arrivò
più tardi a causa di un ambiente me-no favorevole e di una maggiore
arretratezza del mondo agricolo. Tuttavia già nei secoli XII e
XIII la bachicoltura era presente in Lombardia, in Emilia Romagna, nel
Veneto, ma è nel periodo compre-so tra il 1300 e il 1500 che il
ciclo della seta conosce il suo momento d’oro. Da Lucca, l’arte
della filatura e tessitura viene portata a Firenze, Milano, Bologna e
Venezia. La Serenissima che allora re-golava tutto e tutti inquadrò
i setaioli in corporazioni, proibì l’importazione di stoffe
di seta, la falsifi-cazione delle stesse, regolò il numero di telai
per tessitore a testimonianza della notevole attività industriale
e commerciale sviluppatasi nel settore. Sempre in questo periodo si registrarono
i primi interventi per favorire lo sviluppo della gelsi-bachicoltura:
a Firenze nel 1440 e a Milano nel 1470 si impose l’impianto di un
certo numero di gelsi ad ogni proprietario terriero.
In tale clima di entusiasmo e operosità, sostenuta dall’amore
sempre crescente per lo sfarzo e il lusso, la richiesta di seta sembrò
non conoscere limiti. Oltre alla Francia, anche altri paesi europei come
Inghilterra e Germania, sullo slancio dei risultati ottenuti nel nostro
Paese, diedero il via tra il XVII e XVIII secolo ad una serie di esperimenti
risoltisi però con risultati modesti a causa del clima non favorevole.
Parallelamente al diffondersi e all’aumentare degli allevamenti,
anche gli studi e le ricerche si approfondirono. Le tecniche di allevamento
e il governo dei bachi trovarono nuovo impulso e ra-zionalità per
opera di un appassionato e illuminato ricercatore, Vincenzo Dandolo, la
cui “dandolie-ra” rimase per molti anni un esempio di bachicoltura
razionale.
Bassi e De Filippi scoprirono gli agenti patogeni del calcino e della
pebrina che avevano inflit-to gravi danni alla bachicoltura. A Padova
venne fondata la Stazione Bacologica Sperimentale con compiti di controllo
della produzione di seme bachi, ricerca e sperimentazione. Berlese scoprì
un rimedio biologico decisivo contro una cocciniglia, la Diaspis pentagono
che minacciava di distrug-gere il patrimonio gelsicolo italiano e in suo
onore questo prezioso imenottero (Prospaltella Berle-sei) prese da lui
il nome.
In questo alternarsi di fasi positive e negative, si arrivò agli
inizi di questo secolo. La produzio-ne media annua si attesta sui 50.000.000
di Kg. grazie ad una certa stabilità del prezzo dei bozzoli e ad
una serie di iniziative a tutela del settore . E’ di questi anni
- 1907 - la nascita della “Commissio-ne d’inchiesta per le
industrie bacologica e serica” che portò con la sua opera
alla legge del 6 Lu-glio 1912 con la quale, tra le altre cose, si stanziarono
dei fondi allo scopo di propagandare ed in-centivare l’attività
gelsi-bachicola. Ma allorché si stavano per raccogliere i frutti
di tale lavoro, lo scoppio del primo conflitto mondiale e il successivo
marasma del dopoguerra, resero vano ogni sforzo.
La bachicoltura conobbe così un periodo di grave crisi, segnato
da una costante diminuzione della produzione che toccò il fondo
nel 1919 con circa 20.000.000 di Kg . L’avvento del fascismo decretò
una rapida ripresa del settore. La produzione media annua del decennio
1921 -30 fu di 47.000.000 di Kg. con una punta record nel 1924 di 57.000.000
di Kg., quantità mai più raggiunta nel nostro Paese. Il
successivo conflitto mondiale e le ripercussioni del periodo post bellico
deter-minarono una profonda trasformazione del settore bachisericolo.
Il processo di ristrutturazione e industrializzazione dei vari settori
dell’economia nazionale non poté fare a meno di modificare
le condizioni che avevano consentito l’affermarsi e lo svilupparsi
del-la bachicoltura. il continuo esodo dalla campagna verso l’industria
e i maggiori redditi dei settori secondario e terziario determinarono
un progressivo abbandono di quelle pratiche agricole che ri-chiedevano
un elevato assorbimento di manodopera. A questo si aggiunse un prezzo
dei bozzoli in-sufficiente ma soprattutto instabile, I’estensione
ed intensificazione della lavorazione meccanica del terreno, con la conseguente
necessità di abbattimento dei gelsi, la comparsa e diffusione di
fibre artificiali e il mancato interessamento da parte dell’industria
di trasformazione che, trovando sul mercato internazionale disponibilità
di materia prima a basso costo proveniente da paesi asiatici, non pensò
di tutelare in alcun modo il prodotto interno.
Si dovette così assistere ad una costante diminuzione della produzione
nazionale fino alle po-che decine di migliaia di chilogrammi attuali,
concentrate in alcune regioni quali Veneto, Friuli Ve-nezia Giulia, Calabria
e Lombardia. Sono questi, infatti, gli ultimi baluardi di una attività
che mai come nel passato ha rischiato e rischia di scomparire. Ma sono
anche la testimonianza della tena-cia e della volontà di pochi
innamorati del settore di salvaguardare un patrimonio culturale unico
e un prodotto, la seta, che per la complessa armonia di qualità
fisiche e chimiche e per l’incomparabile bellezza e nobiltà
alla vista e al tatto, è, tra i prodotti tessili, insostituibile
e intramon-tabile.
1.2 Il ciclo biologico del baco da seta.
Il baco da seta (Bombyx Mori L.) è un insetto appartenente all’ordine
dei Lepidotteri, famiglia Bombicidi. Il nome della specie sta ad indicare
la sua dipendenza alimentare dal gelso (gentile. Mo-rus).
Il ciclo biologico del baco inizia con la schiusa delle uova, dette “seme-bachi”,
ottenuta me-diante un periodo di incubazione della durata di circa quindici
giorni durante il quale il seme viene sottoposto ad un prestabilito regime
di temperature ed umidità. Alla nascita le larve presentano una
lunghezza di circa 2-3 millimetri ed iniziano ad alimentarsi con la foglia
di gelso che viene loro somministrata aumentando velocemente di dimensioni
e peso.
Durante il periodo larvale si distinguono 5 fasi chiamate “età”
intervallate da altre 4 fasi dette “mute”. Le mute sono processi
fondamentali per la vita dell’insetto; nel breve volgere di trenta
gior-ni il peso della larva aumenta di 8000 volte e le dimensioni di circa
6000.
Questo implica la necessità di rinnovare totalmente i tessuti costituenti
il rivestimento esterno che, essendo inelastici per la presenza di chitina,
non consentirebbero lo sviluppo dell’animale.
Una volta terminata la quinta età il baco si prepara a filare:
elimina il contenuto intestinale, assume una colorazione alabastro, diminuisce
di peso e dimensioni. A questo punto inizia ad emet-tere dalle ghiandole
sericigine, la bava serica che si avvolge attorno al corpo dell’animale
fino a chiuderlo completamente nel bozzolo. Questa fase, della durata
di circa tre giorni, è seguita dalla ninfosi cioè dalla
trasformazione all’interno del bozzolo della larva in crisalide
e da questa in farfalla. Dopo circa quindici giorni dalla chiusura del
bozzolo la farfalla è completamente sviluppata. Esce dal bozzolo,
emettendo una soluzione fortemente alcalina dalla bocca, si accoppia e
inizia a depor-re le uova in numero variabile da 400 a 600, chiudendo
così il ciclo. Gli embrioni presenti nelle uo-va, nel giro di poche
ore entrano nello stadio detto di “diapausa”, caratterizzato
dal rallentamento delle funzioni vitali e quindi del processo di sviluppo.
Attraverso un opportuno controllo della tem-peratura nelle fasi di “estivazione”
e di “ibernazione”, questo stadio consente la conservazione
delle uova per gli allevamenti dell’anno successivo. In particolari
casi la diapausa può essere interrotta con la pratica dello schiudimento
estemporaneo mediante l’uso di sostanze chimiche.
1.3 Il seme-bachi.
Un tempo la produzione e conservazione delle uova era un compito cui
si sottoponeva diret-tamente l’allevatore con metodi assai vari
e alquanto artigianali. La comparsa verso la metà dell’Ottocento
della pebrina, malattia a carattere ereditario provocata dall’agente
patogeno Nosema bombycis, rese necessaria una severa selezione microscopica
delle ovideposizioni di ciascuna far-falla, e la successiva lotta contro
la flaccidezza, realizzata mediante incrocio tra razze indigene e o-rientali,
determinò la nascita di strutture specializzate cui affidare questo
delicato compito.
Nel volgere di pochi anni l’industria semaia italiana raggiunse
notevoli dimensioni e grande importanza e lo stesso Giappone nel periodo
tra le due guerre, attinse ampiamente all’esperienza e alla tecnica
sviluppate nel nostro Paese.
La successiva sostituzione nel secondo dopoguerra delle razze a bozzolo
giallo e oro, il cui in-crocio dava origine al cosiddetto “bigiallo”,
con poliibridi a bozzolo bianco provenienti dalle ricerche e dagli esperimenti
giapponesi, rappresentò un altro passo molto importante. La comparsa
di que-sti nuovi incroci in grado di assicurare una maggior resa in seta
e quindi una maggior redditività, incentivò ulteriormente
la produzione interna di seme. Ciò si rese necessario anche per
sottrarre l’allevatore alla aleatorietà di un rifornimento
annuo precario e comunque limitato dal Giappone. A tal proposito si fa
notare come le prime cooperative di acquisto nacquero nel 1856 proprio
per l’importazione di seme-bachi .
| Anno | Bigialli (N° once) |
Poliibridi nazionali (N° telaini) |
Poliibridi importati (N° telaini) |
|---|---|---|---|
| 1956 | 82.246 | 1.476 | 14.996 |
| 1957 | 76.657 | 51.756 | 14.812 |
| 1958 | 44.438 | 98.375 | 14.887 |
| 1959 | 11.811 | 157.266 | 2.946 |
| 1960 | 2.538 | 151.164 | 14.967 |
Una testimonianza delle dimensioni raggiunte dall’industria semaia
nel secondo dopoguerra è rappresentata dalle oltre 82.000 once
di seme preparate per la campagna 1956 (Tab. 1). L’“oncia”
era l’unità di misura allora adottata corrispondente a circa
30g. di seme-bachi ma venne successi-vamente sostituita, data la variabilità
di produzione che faceva spesso registrare, dal ‘telaino”
corri-spondente ad un numero fisso di uova (20.000) con un peso variabile
dai 10 ai 12 g.
Con il passare degli anni e la diminuzione degli allevamenti anche l’industria
semaia conobbe un periodo di grave crisi culminata nel 1978 con la definitiva
chiusura del Centro Genetico ed Eco-logico di S. Giacomo di Veglia - TV-
(Tab. 2). Attualmente il seme-bachi viene totalmente importa-to. La maggior
parte arriva dal Giappone e in misura minore da Cina e Turchia.
Tab. 2 - Produzione di seme poliibrido in Italia.
| Anno | Seme (grammi) | Telaini (n°) |
|---|---|---|
| 1962 | 3.080.641 | 246.451 |
| 1963 | 1.713.162 | 137.053 |
| 1964 | 1.718.725 | 137.498 |
| 1965 | 1.615.416 | 129.233 |
| 1966 | 2.255.533 | 180.442 |
| 1967 | 1.711.642 | 136.931 |
| 1968 | 2.018.609 | 164.448 |
| 1969 | 1.956.705 | 156.536 |
| 1970 | 1.836.413 | 147.000 |
| 1971 | 1.377.525 | 110.202 |
| 1971 | 1.435.602 | 110.202 |
| 1972 | 1.435.602 | 114.848 |
| 1973 | 660.823 | 52.867 |
| 1974 | 155.000 | 12.400 |
| 1975 | 72.912 | 5.833 |
| 1976 | 94.162 | 7.533 |
| 1977 | 87.075 | 6.966 |
| 1978 | 60.825 | 4.866 |
1.4 L’alimento del baco: il gelso.
Il gelso rappresenta per il momento l’unica fonte alimentare del
baco. Attualmente però la di-sponibilità di piante per gli
allevamenti si è notevolmente ridotta a causa del continuo espianto
messo in pratica da chi ha abbandonato l’allevamento, per cui si
rende necessario in molti casi il ricorso alla creazione di gelseti specializzati.
Al fine di razionalizzare il ciclo produttivo e ridurre l’impiego
di manodopera sono state abbandonate le vecchie forme di allevamento ad
alto fusto consociate con altre colture, favorendo la ceppaia bassa con
piante impalcate ad una altezza di 100-120 cm.
La realizzazione di un gelseto specializzato richiede una attenta valutazione
dell’ambiente in cui esso verrà posto: si dovranno scegliere
le varietà che meglio si adattano a quel particolare clima avendo
cura di garantire una certa scalarità di maturazione in funzione
dei fabbisogni di allevamen-to.
Le varietà attualmente utilizzate e riportate per ordine di precocità
sono: Morettiano, Florio, Kairyo, Ichinose e Kokusò 21. I sesti
di impianto sono in genere di 2.70-3 m. sull’interfila e 1.00-1.50
m. sulla fila per un investimento finale di 3.000-3.500 piante ad ettaro.
Tali distanze consentono infatti una maggiore facilità di accesso
per le operazioni colturali e di raccolta della foglia. L’entrata
in produzione del gelseto si ha al quarto anno con una durata sti-mata
attorno ai trenta anni.
Nei primi anni di impianto particolare attenzione sarà riservata
alla potatura di allevamento avente lo scopo di conferire alla pianta
la configurazione finale, mentre negli anni successivi le ope-razioni
richieste sono delle normali operazioni colturali di concimazione, diserbo
della fila, estirpatu-re dell’interfila, ecc..
1.5 La tecnica di allevamento.
La tecnica di allevamento del baco assume un aspetto fondamentale nell’economia
de-lI’azienda in quanto condiziona da un lato il risultato produttivo
finale e dall’altro l’impiego di mano-dopera che incide in
maniera rilevante sul costo finale di allevamento.
Si possono distinguere due fasi fondamentali nel ciclo produttivo: la
prima che va dalla nasci-ta delle larve alla fine della terza muta, la
seconda dall’inizio della quarta età fino alla formazione
del bozzolo.
Nella prima fase i locali di allevamento sono in genere rappresentati
da stanze od ambienti disponibili all’interno della casa dell’allevatore.
Particolare attenzione viene data alla coibentazione dell’ambiente
per evitare bruschi sbalzi di temperatura e alla possibilità di
arieggiamento per favorire il ricambio d’aria. Inoltre dovranno
essere predisposte delle opportune fonti di calore per garantire una adeguata
temperatura ambientale. Le attrezzature utilizzate in questa fase di allevamento
sono rappresentate dai graticci, costituiti da telai in legno dotati di
piedini di 25-30 cm. con fondo in rete metallica o di cannicci aventi
dimensioni di circa 3 m. x 1 m. e sovrapponibili in modo da costituire
dei castelli. Tale tecnica consente di sfruttare al massimo la superficie
disponibile riducendo il nu-mero di locali necessari. L’altezza
dei castelli non deve comunque superare i 6-7 piani, in quanto risulterebbe
altrimenti scomoda per l’esecuzione delle varie operazioni di governo
dei bachi e dan-nosa per la differenza di temperatura che si verrebbe
a stabilire tra la zona superiore e quella inferio-re. Su questi piani,
ricoperti in genere con carta, vengono poste le larve appena nate. L’alimentazione
avviene secondo precisi criteri (Tab. 3) somministrando foglia tagliata
di dimensio-ni via via crescenti con lo sviluppo dei bachi. Durante le
varie età si effettua il cambio dei letti, ope-razione che permette
di eliminare i residui dell’alimentazione e gli escrementi, per
evitare l’insorgenza di processi di fermentazione. Tale operazione
consiste nel disporre sopra le larve dei fogli di carta o dei teli in
plastica forati su cui viene distribuita la foglia. Una volta che tutte
le larve sono salite sul foglio di carta attraverso i fori in esso presenti,
questo viene sollevato e posto su un altro piano precedentemente predisposto.
Il vecchio letto può così essere eliminato, avendo cura
di raccogliere le eventuali larve rimaste. Nella prima età il cambio
dei letti non viene effettuato sia per le modeste quantità di lettiera
in genere presenti sia per evitare un perdita eccessiva di larve date
le dimensioni ridotte delle stesse.
Con il passare dei giorni e l’avvicinarsi della muta i bacolini
riducono il consumo di foglia fino ad interromperlo completamente. E’
questo il segnale di inizio della muta: I’alimentazione viene so-spesa
per riprendere quando la quasi totalità delle larve ha terminato
la muta stessa e ciò per ga-rantire una certa omogeneità
di crescita.
Al termine della terza muta la tecnica di allevamento cambia. I bachi
infatti passano dai gra-ticci ad assiti stesi a terra in un solo piano.
Tale sistema di allevamento, definito “pezzone a terra” presenta
notevoli vantaggi: consente l’alimentazione delle larve con foglia
in ramo, eliminando quindi le operazioni di sfogliatura e trinciatura,
non richiede il cambio dei letti in quanto la sovrap-posizione dei rami
nei vari pasti determina il progressivo allontanamento del piano di allevamento
dal suolo dove rimangono i prodotti del metabolismo delle larve e infine
permette la meccanizza-zione delle operazioni di pulizia a fine ciclo.
La scelta dei locali in questa fase risulta molto importante. Ambienti
spaziosi situati a piano terra oppure tunnel con copertura in materiale
plastico, rappresentano le soluzioni ideali in quanto essendo facilmente
accessibili consentono di ridurre l’impiego di manodopera per l’alimentazione
e permettono una più facile e sbrigativa pulizia degli stessi a
fine ciclo.
Tab. 3 - Parametri tecnici di allevamento riferiti ad un telaino di seme-bachi.
| Fase larvale | Durata media (gg.) |
Temp. (C°) |
Umidità (%) |
Superficie occupata a fine età (mq) * |
Consumo medio di foglia (kg.) |
Larghezza striscioline di foglia (mm) |
Pasti giorno (n°) * |
Esempio di orari dei pasti (h) |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| I età | 4 | 24-25 | 85 | 1 | 2 | 1-3 | 4-6 | 7-10-13-16-19-22 |
muta |
1 | 60-65 | 1 | |||||
| II età | 3 | 24-25 | 85 | 2 | 6 | 3-6 | 4-6 | 7-10-13-16-19-22 |
| muta | 1 | 60-65 | 2 | |||||
| III età | 4 | 23-24 | 80 | 4-5 | 25-30 | 6-15 | 4 | 7-11-15-20 |
| muta | 1 | 23-24 | 60-65 | 4-5 | ||||
| IV età | 5 | 23 | 75 | 6-10 | * | 70-80 in ramo | 3-4 | 7-13-19 |
| muta | 1,5-2 | 23 | 60-65 | 6-10 | * | |||
| V età | 7-9 | 22-24 | 70-75 | 15-20 | * | 220-260 in ramo | 2-3 | 7-13-19 |
| TOTALE | 27-30 | 333-378 | ||||||
| BOSCO | 10 |
22-24 | 60-65 | 12-20 |
* Possono variare a seconda del sistema di allevamento.
Giunti al termine della quinta età le larve sono pronte per filare.
Sul pezzone si prepara il “bosco” stendendo le raggiere in
plastica che hanno sostituito il bosco tradizionale realizzato altrimenti
con materiali vari quali erica, paglia di avena, ramaglia fine, ecc. L’adozione
delle raggiere permette di ridurre la manodopera necessaria per la raccolta
dei bozzoli, garantisce una maggior pulizia del prodotto e offre il vantaggio
di poterle utilizzare per più anni. Dalla salita al bosco alla
raccolta dei bozzoli passano circa dieci giorni durante i quali l’unica
operazione necessaria è rappresentata dall’eliminazione di
quelle larve che per motivi vari non filano e che potrebbero danneggiare
a se-guito di fenomeni putrefattivi i bozzoli vicini.
Una volta che i bozzoli sono maturi si procede alla raccolta altrimenti
detta sbozzolatura, se-guita dalla spellaiatura che consiste nella eliminazione
della ragna ossia della seta emessa dalla lar-va all’inizio della
formazione del bozzolo. Durante tali operazioni si esegue anche una prima
grosso-lana cernita che consiste nel separare i bozzoli di prima qualità dagli scarti.
Infine con il conferimento del prodotto agli organismi di raccolta e la
pulizia dei locali termina l’allevamento del baco da seta.
1.6 Il bozzolo.
I bozzoli prodotti dagli allevatori e non destinati alla produzione di seme sono conferiti agli or-ganismi di raccolta dove vengono essiccati in corrente d’aria calda allo scopo di interrompere il processo di ninfosi allo stadio di crisalide. Tale operazione si rende necessaria per evitare che lo sfarfallamento, ossia la fuoriuscita della farfalla dal bozzolo, provochi un deprezzamento qualitativo del prodotto.
Tab. 4 - Caratteristiche produttive di incroci diversi
| Produzione/telaino kg. | Produzione/oncia kg. | Bozzoli per kg. n°. | Lunghezza bava serica m. | Resa in seta | N. bozzoli per Kg di Seta | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Incroci bigiallo | 20 | 60-80 | 800-900 | 700-800 | 15-16% | 8-9 |
| Poliibridi | 30-35 | 100-120 | 450-500 | 1.200-2.000 | 20-23% | 5,5-6 |
In seguito alle innovazioni scientifiche avutesi sin dagli inizi di questo secolo in tema di miglio-ramento genetico delle razze, i risultati produttivi hanno consentito di raggiungere livelli di redditivi-tà notevoli (Tab. 4). si è passati infatti da una lunghezza della bava serica di 600 m. negli incroci a bozzolo giallo ai 1200 - 1800 m. degli attuali poliibridi. Ciò si traduce in una miglior resa riscontra-bile nella minore quantità di bozzoli necessari per dare un chilogrammo di seta; si passa infatti dagli 8,5 - 9 Kg. degli incroci a bozzolo giallo ai soli 5,5 - 6 Kg. dei poliibridi bianchi a cui si aggiunge anche una maggior produttività per telaino. Una volta essiccati e prima di essere sottoposti alle successive lavorazioni, i bozzoli vengono cerniti in base alle loro caratteristiche qualitative. Si pos-sono distinguere due classi: una costituita dai reali e realini, ossia bozzoli privi di difetti o con legge-re imperfezioni di forma e l’altra rappresentata dai cosiddetti “doppi e scarti misti” che comprende bozzoli tipo doppi, morti, macchiati, segnati e rugginosi, ossia bozzoli con notevoli anomalie.
2.1 Il mercato internazionale.
Sulla base dei dati forniti dall’Ufficio Italiano Seta, nel periodo 1985-1992 la produzione mondiale di seta greggia ha registrato un incremento del 40% passando da 58.892 a 82.492 ton-nellate (Tab. 5).Tab. 5 - Principali produttori di seta greggia a livello mondiale e relative produzioni (ton). Fonte: A.l.S.
| Anno | Brasile | Cina | India | Giappone | Altri | Totale |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1985 | 1.558 2,65% | 32.000 54,34% | 7.029 11,94% | 9.592 16,29% | 8.713 14,79% | 58.892 |
| 1986 | 1.780 2,90% | 34.700 56,54% | 7.905 12,88% | 8.240 13,43% | 8.744 14,25% | 61.369 |
| 1987 | 1.740 2,70% | 37.600 58,30% | 8.455 13,11% | 7.864 12,19% | 8.839 13,70% | 64.498 |
| 1988 | 1.749 7,85% | 34.400 56,09% | 9.300 15,16% | 6.840 11,15% | 9.043 14,74% | 61.332 |
| 1989 | 1.696 7,50% | 40.700 60,02% | 9.757 14.39% | 6.078 8,96% | 9.576 14,12% | 67.807 |
| 1990 | 1.693 7,36% | 44.000 61,27% | 11.160 15,54% | 5.800 8,08% | 9.158 12,75% | 71.811 |
| 1991 | 2.077 2,71% | 48.486 63,36% | 11.500 15,03% | 5.527 7,22% | 8.936 11,68% | 76.526 |
| 1992 | 2.296 2,73% | 54.500 66,06% | 13.000 15,75% | 5.085 6,16% | 7.611 9,22% | 82.492 |
L’Estremo Oriente (Cina, Giappone, India, Corea del Sud, ecc.)
detiene oltre il 90% della pro-duzione mondiale, di cui i 2/3 rappresentati
dalla sola Cina, che si conferma il maggior produttore a livello mondiale.
Nonostante questa sua leadership a livello produttivo, l’industria
di trasformazione cinese fino a qualche anno fa era praticamente inesistente
o comunque a livelli tecnologici assai modesti, tanto che la maggior parte
della materia prima era destinata al mercato internazionale.
Nel corso degli ultimi anni, i nuovi orientamenti di politica economica
hanno tuttavia favorito un graduale recupero e sviluppo del settore, incrementando
la produzione di tessuti serici, modifi-cando la ripartizione dei prodotti
destinati al mercato estero e favorendo le esportazioni di tessuti e capi
confezionati rispetto alla materia prima. Per raggiungere tali obiettivi
la Cina ha ultimamente stabilito rapporti di stretta collaborazione con
paesi a tecnologia più avanzata, per un razionale rin-novo delle
strutture e degli impianti di trasformazione dando il via ad una agguerrita
politica dei prezzi.
Tab. 6 - Importazioni europee di prodotti serici cinesi. (Fonte: A.l.S.)
| Quantità | 1985 ton. | 1986 ton. | 1987 ton. | 1988 ton. | 1989 ton. | 1990 ton. | 1991 ton. | 1992 ton. | Variazione % 85-92 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Seta greggia | 4.963 | 5.213 | 4.372 | 4.498 | 5.546 | 3.402 | 2.474 | 2.792 | - 43,74 |
| Tessuti | 1.323 | 1.717 | 1.849 | 2.593 | 2.858 | 2.401 | 1.821 | 2.155 | + 62,89 |
| Camicette | 99 | 280 | 439 | 645 | 956 | 1.534 | 2.527 | 2.864 | + 2.792,63 |
| Abiti | 9 | 13 | 33 | 82 | 67 | 64 |
131 | 207 | + 2.200,00 |
| Prezzi | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | 1985 lire / kg | Variazione 85-92 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Seta greg. | 49.457 | 54.900 | 42.764 | 55.582 | 82.827 | 74.035 | 63.201 | 51.230 | + 3,58% |
| Tessuti | 79.010 | 73.453 | 65.911 | 73.913 | 97.742 | 101.047 | 102.403 | 85.182 | + 7,81% |
| Camicette | 128.207 | 93.553 | 71.374 | 79.703 | 100.646 | 110.180 | 119.209 | 110.236 | - 14,02% |
| Abiti | 142.185 | 128.327 | 96.924 | 83.777 | 124.682 | 119.792 | 135.106 | 127.790 | - 10,12% |
In realtà tra i paesi della U.E. e la Cina sono stati stipulati
degli accordi che prevedono lo scambio dei prodotti in base ai prezzi
di mercato, fattore di estrema importanza essendo la Cina un sistema ad
economia di stato, ma non sembra che questi siano sempre rispettati come
testimonia-no le numerose denunce per dumping presentate alla Commissione
della Comunità Europea nei confronti della Cina. Una dimostrazione
di questo è data dall’andamento delle quantità e dei
prezzi di alcuni prodotti importati dai paesi europei.(Tab. 6) Come si
può notare la quantità di seta greg-gia importata nel periodo
1985-1992 presenta una diminuzione del 44% a fronte di un aumento del
62% dei tessuti, del 2.792% delle camicette e del 2.200% degli abiti.
Sul fronte dei prezzi ad un au-mento della seta greggia del 3,6% fa riscontro
una diminuzione del 14% delle camicette e del 1 0% degli abiti.
Interessante a tale proposito, è un confronto effettuato nel giugno
‘89 dall’Ufficio Italiano Seta tra i costi di produzione europei
di un tessuto “crepe de chine” ed il prezzo sul mercato europeo
dello stesso tessuto di provenienza cinese (Tab. 7). si può notare
come, ipotizzando un uguale prez-zo della materia prima, i costi di lavorazione
cinesi siano pari a 0,05 U.S.$/yard, oltre 80 volte inferiori a quelli
europei. La spiegazione di tale fenomeno è da ricercarsi non tanto
nel basso costo della manodopera, come affermato dagli organi ufficiali
di Pechino, ma nel minor costo della seta greggia che la China National
Silk Import & Export Corporation mette a disposizione dei tessitori
cinesi rispetto a quella venduta sul mercato internazionale.
Tab. 7 - Costi di produzione di un crepe de chine. (Fonte: A.l.S.)
| Elementi di costo | A. Prezzo del tessuto sul mercato europeo | B. Costo seta greggia | C. Spese importazione seta dalla Cina | D. Spese importazione del tessuto cinese | E. Dazio | F. Costi di lavorazione A-(B+C+D+E) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Tessuto europeo U.S.$/yard | 11,29 | 6,48 | 0,63 | == | == | 4,18 |
| Tessuto cinese U.S.$/yard | 7,80 | 6,48 (1) | == | 0,82 | 0,45 | 0,05 (2) |
(1) Si ipotizza un costo della seta pari a quello registrato sul mercato
europeo.
(2) Con i costi di purga e imbianchimento non considerati nel tessuto
europeo.
* Prezzi Giugno ‘89.
2.2 Il mercato nazionale.
Il mercato serico italiano è attualmente il più importante
a livello europeo sia per il volume degli scambi sia per la fiorente attività
dell’industria di trasformazione. Nel 1992 le importazioni di prodotti
di seta sono state pari a 8.531 ton. di cui 2.711 ton. di seta greggia
e oltre 1.700 ton. di cascami.
La provenienza è varia anche se la Cina risulta essere il principale
fornitore: oltre il 90% della seta greggia, il 53% dei tessuti ed il 60%
dei capi confezionati.
Per quanto concerne le esportazioni, la maggior parte dei prodotti italiani
viene destinata ai mercati esteri. I principali acquirenti del prodotto
italiano sono i paesi europei che coprono il 65% delle esportazioni di
filati e il 50% dei tessuti.
In valore assoluto gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per
i nostri prodotti, anche se nel ‘92 si è dovuto registrare
una diminuzione rispetto all’anno precedente del 13%, mentre tra
i paesi asiatici il Giappone si conferma come il miglior acquirente del
prodotto italiano.
A differenza degli altri paesi europei, l’Italia si rivela soprattutto
un grande consumatore di materia prima in virtù di una attività
dell’industria serica molto diversificata e che copre tutte le di-verse
fasi del ciclo di lavorazione.
A fronte di una così prospera attività industriale la produzione
nazionale di bozzoli risulta assai modesta. Nella Tab. 9 si può
notare come dal 1980 ad oggi sia rimasta praticamente costante, do-vendosi
obbligatoriamente tralasciare a fini statistici le produzioni dal 1989
e seguenti a causa della grave anomalia che ha colpito gli allevamenti
del nord Italia e tristemente nota come “incapacità a filare
dei bachi”.
In forza di tale ipotesi il grado di autoapprovigionamento risulterebbe
pari allo 0,05%. Trattasi evidentemente di un valore assai modesto ma
suscettibile di importanti variazioni in un prossimo futuro. Si avvertono
infatti sempre più pressanti da parte dell’industria la necessità
e la volontà di sottrarsi alla pressoché totale dipendenza
cinese per la fornitura di materia prima data l’estrema a-leatorietà
sia in termine di quantità che di prezzo che la caratterizzano.
Volontà manifestata negli ultimi anni attraverso la realizzazione
di un progetto pilota per l’allevamento del baco con dieta artificiale
e mediante la stesura di numerosi progetti di sviluppo della sericoltura
in America Latina e in Sud Africa. In tale contesto la bachicoltura italiana
assume un ruolo di fondamentale importanza in quanto attraverso un proprio
potenziamento potrebbe da un lato coprire una quota parte del fabbisogno
interno e, dalI’altro, fungere da punto di riferimento per la cooperazione
tecnico scientifica nell’ambito dei programmi di sviluppo della
sericoltura com-presi dal piano di aiuti ai paesi in via di sviluppo che
la Comunità Europea ha approvato negli ultimi anni.
Le regioni maggiormente interessate dall’allevamento del baco da
seta sono il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Calabria. Se il numero
di telaini allevati risulta praticamente costante nel periodo 1982-89,
periodo che può essere considerato normale per quanto concerne
la capacità a filare dei bachi, non altrettanto si può dire
del numero degli allevatori, caratterizzato da una notevole flessio-ne.
Flessione accompagnata però da un incremento del numero di telaini
allevato procapite, passa-to dagli 8 tel./allevatore del 1980 ai 12,5
del 1989, dato che consente di evidenziare l’attuale ten-denza verso
una progressiva scomparsa degli allevamenti di piccole dimensioni.
Tab. 8 - Produzione nazionale e contributo comunitario
| Anno | Telaini n° |
Produzione kg. |
Allevatori n° |
CEE ECU/ telaino |
|---|---|---|---|---|
| 1982 | 3.377 | 97.025 | 432 | 100,00 |
| 1983 | 3.735 | 105.631 | 524 | 106,00 |
| 1984 | 4.085 | 115.069 | 551 | 107,59 |
| 1985 | 4.175 | 117.127 | 506 | 108,67 |
| 1986 | 3.933 | 111.247 | 482 | 108,67 |
| 1987 | 3.903 | 109.395 | 400 | 112,00 |
| 1988 | 3.671 | 102.851 | 350 | 112,00 |
| 1989 | 3.180 | 10.887 | 260 | 112,00 |
| 1990 | 2.466 | 12.225 | 210 | 111,81 |
| 1991 | 2.277 | 4.895 | 170 | 111,81 |
| 1992 | 2.152 | 13.446 | 139 | 111,81 |
| 1993 | 1.877 | 21.742 | 134 | 110,41 |
L’aumento delle dimensioni degli allevamenti è dovuto a
vari fattori. Innanzitutto, sotto l’aspetto produttivo, gli allevamenti
di 2-3 telaini che un tempo influivano in maniera determinante sulla produzione
totale, oggi non presentano alcun interesse se non a livello di hobby,
essendo ve-nuta meno con il passare degli anni la manodopera aziendale
che trovava nella bachicoltura un suo naturale impiego - donne, vecchi
e bambini - consentendo di non distogliere forza lavoro dalle altre attività.
Inoltre sotto l’aspetto economico, il reddito ritraibile da tali
allevamenti risulta essere piuttosto modesto se confrontato con altre
produzioni in considerazione della manodopera impiegata.
Le nuove tecniche di allevamento e l’impiego di macchine agevolatrici,
sfogliatrici e taglieri-ne, consentono infatti di aumentare la quantità
di telaini allevati a parità di manodopera richiesta garantendo
una adeguata remunerazione a tale fattore produttivo.
Questo tuttavia presuppone una maggiore disponibilità di foglia
di gelso che si scontra con la crescente difficoltà di reperimento
della stessa, tranne in quelle regioni tipo Veneto e Friuli Venezia Giulia,
la cui antica e radicata tradizione bachisericola, ha permesso di salvaguardare
in parte i ri-spettivi patrimoni gelsicoli. Non a caso infatti sono proprio
queste regioni a vantare il maggior nu-mero di telaini allevati per azienda
e totali.
Ma è sicuramente il prezzo dei bozzoli, l’elemento determinante
ai fini di una comprensione delle oscillazioni che caratterizzano il numero
di telaini allevati. Risulta infatti molto chiaro il sincro-nismo che
accomuna questi due elementi e che sta ad indicare come l’allevatore,
attento all’andamento dei prezzi degli altri prodotti e memore di
prezzi talora irrisori che ha dovuto subire in epoche passate, non sia
più disposto ad accettare quella situazione di instabilità ed insicurezza che per diversi anni ha accompagnato il mercato dei bozzoli.
CAPITOLO III - ANALISI DEI COSTI Dl PRODUZIONE
Premessa
L’analisi economica dell’allevamento del baco da seta assume
una notevole importanza sia per poter valutare l’attuale situazione
della bachicoltura nel nostro paese sia per considerare le pro-spettive
future del settore. Come succede però per le diverse attività
agricole, la determinazione dei costi di produzione presenta delle difficoltà;
difficoltà dovute alla interazione dei fattori produttivi nelle
diverse produzioni aziendali e nel caso specifico, al particolare carattere
di attività integrativa che ancora oggi contraddistingue la gelsi-bachicoltura.
L’analisi dei costi di produzione pertanto è stata suddivisa
in tre momenti:
1) Costo di impianto del gelseto;
2) Costo di produzione della foglia;
3) Costo di allevamento del baco.
Tale suddivisione permette un migliore approccio alle diverse fasi del
processo produttivo in quanto riduce la difficoltà di ripartizione
dei costi e consente, per semplice integrazione dei tre ele-menti, di
risalire al costo di produzione del bozzolo.
3.1 Caratteristiche delle aziende bachisericole.
Un aspetto che merita di essere considerato prima di passare all’analisi
dei costi di produzio-ne, riguarda il tipo di azienda che oggi pratica
l’allevamento del baco da seta in quanto può fornire utili
indicazioni sulla attuale situazione del settore bachisericolo.
A questo scopo è stata fatta una indagine conoscitiva su un campione
di trentacinque azien-de, scelte tra quelle presenti nella provincia di
Treviso sia per l’antica tradizione che la bachicoltura vanta in
tale zona, sia perché attualmente la Marca Trevigiana concentra
oltre il 60% della produ-zione nazionale.
Il primo elemento da mettere in risalto riguarda il tipo di conduzione.
Trattasi infatti esclusi-vamente di aziende a conduzione diretta che si
avvalgono principalmente di manodopera familiare. Solo due aziende ricorrono
a salariati avventizi. Il numero dei componenti la famiglia è variabile,
an-che se oltre il 62% delle aziende è costituita da 4/5 persone.
La superficie aziendale è piuttosto modesta; nell’85% dei
casi non supera i nove ettari e per la maggior parte è compresa
tra i tre ed i sei ettari. L’ordinamento colturale è tipico
della zona con prevalenza di cereali, mais e frumento, soia e foraggiere.
Gli allevamenti zootecnici sono presenti in 23 delle aziende considerate,
pari al 65%, e sono rappresentati esclusivamente da bovini da latte con
un numero medio di 5/6 capi per stalla. Solo una delle aziende campione
pratica l’allevamento a terra di polli da carne.
Per quanto concerne il baco da seta le dimensioni medie degli allevamenti
si aggirano sui 15 telaini, in sintonia quindi con la media generale della
provincia, anche se circa il 30% delle aziende non supera i 10 telaini.
La foglia di gelso utilizzata per l’alimentazione dei bachi è
per oltre il 68% dei casi di origine aziendale ed extra-aziendale, mentre
7 aziende (20%) utilizzano solo foglia di propria produzione. A tale proposito
è opportuno ricordare che circa il 57% delle aziende campione è
dota-ta di gelseto specializzato, con dimensioni variabili da 0,5 ad 1
ha., anche se in molti casi essendo questi di recente costituzione, non
è in grado di soddisfare completamente il fabbisogno di foglia
per l’allevamento.
I locali adibiti all’allevamento sono rappresentati da ambienti
presenti nell’ambito dell’azienda quali granai, fienili, ricoveri
vari, mentre negli ultimi anni si è diffuso l’impiego di
tunnel in materiale plastico. Tali strutture presentano un duplice vantaggio
in quanto consentono un più razionale e comodo allevamento del
baco ed inoltre si prestano ad altri utilizzi tra cui in special modo
la coltiva-zione dei funghi, praticata in nove delle aziende campione.
3.2. Le aziende campione.
Le rilevazioni che hanno portato alla determinazione dei costi di produzione
sono state effet-tuate in due aziende della provincia di Treviso nel quinquennio
1988 - 1992.
Si tratta di aziende che allevano il baco da seta da diversi anni per
cui la capacità imprendito-riale e le tecniche di allevamento possono
considerarsi sufficientemente omogenee.
La forma di conduzione è tipica della zona: proprietà coltivatrice
che si avvale esclusivamente di manodopera familiare. L’ordinamento
colturale vede la prevalenza di colture quali mais, soia, frumento e foraggiere.
Il numero di telaini allevati nei quattro anni in esame è stato
rispettivamente di 20 telaini per l’azienda A, che dispone di gelseto
specializzato e di 13 telaini per l’azienda B che utilizza gelsi
ad alto fusto in parte consociati alla vite.
Nelle aziende campione l’allevamento del baco è avvenuto
per le prime tre età su graticci in legno. All’inizio della
quarta età le larve sono state trasferite sul pezzone a terra.
La foglia è stata somministrata tagliata per le prime tre età,
successivamente con il ramo inte-ro.
La sfogliatura e trinciatura della foglia è stata eseguita manualmente
per l’azienda B, mecca-nicamente per la A.
Entrambe le aziende hanno utilizzato raggiere in plastica per l’imboscamento
mentre per quanto riguarda i locali di allevamento solo A dispone di un
tunnel in materiale plastico mentre B ha sfruttato granai e fienili aziendali.
Per meglio evidenziare l’incidenza dell’allevamento dei bachi
da seta nel bilancio aziendale, sono stati redatti i bilanci globali di
ciascuna azienda. Considerato il tipo di impresa, proprietà colti-vatrice
il Reddito Netto è stato calcolato sulla base della seguente espressione:
R.N. = P.L.V. - (Spese Varie + Quote)
Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che l’incidenza
del Reddito Netto sulla P.L.V si aggira mediamente intorno al 45%, mentre
l’incidenza dell’allevamento del baco da seta in termini di
P.L.V. aziendale, oscilla dal 9% di B al 13.8% di A. In considerazione
dell’attuale orientamento degli agricoltori verso allevamenti di
medie dimensioni, 10 - 15 telaini, si può considerare sufficientemen-te
rappresentativa una incidenza della bachicoltura sulla P.L.V. aziendale
pari al 10 - 12%.
3.3. Costo di impianto del gelseto.
La determinazione del costo d’impianto del gelseto, data la durata
triennale di tale fase, è av-venuta sulla base delle indicazione
fornite dall’azienda A (Tab. 9).
Il calcolo è riferito ad 1 ha di superficie in quanto questa rappresenta
la dimensione media dei nuovi impianti e costituisce anche un utile termine
di paragone con altre colture.
L’investimento è di 3.000 piante ad ettaro con un sesto di
impianto di 3 m. x 1,1 m. L’attecchimento riscontrato è stato
pari al 97% rendendo così necessaria la sostituzione, durante il
secondo anno, di circa 100 piantine.
Le modalità seguite in questa fase di analisi sono le seguenti:
• le spese varie rappresentano voci di costo esplicite e pertanto
si sono semplicemente rilevate come tali;
• il salario si è determinato considerando una retribuzione
oraria pari a L. 11.000;
• lo stipendio si è stimato sulla base delle possibili ore
necessarie per la direzione, amministrazione e sorveglianza considerando
un costo orario di L. 15.000;
• le quote di reintegrazione, manutenzione e assicurazione di macchine
e attrezzi sono state calco-late in base all’effettivo utilizzo
di questi mezzi nella fase di impianto. La quota di reintegrazione si
è determinata con il metodo lineare. La quota di manutenzione applicando
un saggio del 5% al valore a nuovo delle macchine. La quota di assicurazione
adottando un saggio dello 1% sul 60% del valore a nuovo.
• le quote fondiarie si sono calcolate sulla base del valore di
ricostruzione dei fabbricati impegnati e solo per la superficie e il periodo
di tempo in cui sono stati realmente utilizzati. Per il rimanente periodo
dell’anno essi vengono infatti utilizzati per le altre attività
aziendali.
• l’interesse sul capitale scorte è stato calcolato
su un capitale pari al 60% del valore a nuovo, per il tempo di effettivo
impiego, con un saggio di interesse dell’8%.
• l’interesse sul capitale di anticipazione si è determinato
applicando un saggio dell’8%.
I costi così determinati e riferiti ai tre anni, sono stati riportati
mediante formula finanziaria all’anno 0, cioè all’inizio
del ciclo economico del gelseto. Occorre precisare che già durante
il se-condo e il terzo anno il gelseto è in grado di fornire un
certo quantitativo di foglia che può essere stimato rispettivamente
attorno al 25% ed al 70% della produzione definitiva. I ricavi di questo
pe-riodo sono stati calcolati applicando il valore medio di trasformazione
della foglia rilevato nelle due aziende e sono stati detratti dal costo
totale. Determinato così il costo di impianto del gelseto si può
risalire alla quota di reintegrazione, quota che entra nel costo di produzione
della foglia.
Tab. 9 - Costo di impianto di un 1 ha di gelseto
| Elementi di costo | Importo Lire | % |
|---|---|---|
| Spese varie | 6.624.640 | 53,7 |
| Quote | 812.460 | 6,6 |
| Salari | 2.756.630 | 22,4 |
| Stipendi | 390.170 | 3,2 |
| Interessi | 607.820 | 4,9 |
| Beneficio fondiario | 1.143.780 | 9,2 |
| Totale | 12.331.500 | 100,0 |
| Ricavi | 3.467.800 | |
| Costo Totale | 8.863.700 |
3.4. Costo di produzione della foglia.
La determinazione del costo di produzione della foglia si basa sugli
stessi criteri utilizzati per il calcolo del costo di impianto del gelseto,
utilizzando i dati rilevati direttamente nelle due aziende campione.
Il Beneficio Fondiario risulta comprensivo sia della rendita fondiaria,
sia degli interessi sul va-lore del soprassuolo e degli immobili per la
superficie e il tempo utilizzati come ricoveri per macchi-ne ed attrezzi.
Data la breve durata del ciclo e la concentrazione delle spese nella fase
finale del ci-clo stesso, il capitale di anticipazione è stato
considerato pari a l/5 del capitale di circolazione.
Dall’analisi dei dati riportati in Tab. 10 si può facilmente
notare come il costo di produzione della foglia risulti essere decisamente
più basso per l’azienda che dispone di gelseto.
Si passa infatti da un valore di 17.240 L/q. di A ad un valore di 21.130
L/q. di B, differenza dovuta essenzialmente alla elevata richiesta di
manodopera per la fase di raccolta.
Tab. 10 - Costo di produzione della foglia.
| Elementi di costo | Azienda A (20 tel) | Azienda B (13 tel) | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Lire | Lire/q.le | % | Lire | Lire/q.le | % | |
| Spese Varie: fertilizzanti | 203.890 | 1.110 | ||||
| Spese Varie: diserbanti | 89.200 | 480 | ||||
| Spese Varie: carburanti | 71.360 | 390 | 115.960 | 940 | ||
| Spese Varie: lubrificanti | 12.740 | 70 | 20.710 | 170 | ||
| Spese Varie: materiale vario | 12.740 | 70 | 18.480 | 150 | ||
| TOTALE SPESE VARIE | 389.930 | 2.120 | 12,29 | 155.150 | 1.260 | 5,96 |
| Quote fondiarie | 41.800 | 230 | 41.800 | 340 | ||
| Quote reintegra, manut., ass. macchine | 281.750 | 1.530 | 461.810 | 3.750 | ||
| Quote reint. gelseto | 237.310 | 1.290 | ||||
| TOTALE QUOTE | 560.860 | 3.050 | 17,68 | 503.610 | 4.090 | 19,36 |
| Salari | 1.121.380 | 6.090 | 35,35 | 1.610.720 | 13.090 | 61,93 |
| Stipendi | 152.920 | 830 | 4,82 | 57.430 | 470 | 2,21 |
| Interessi | 200.770 | 1.090 | 6,33 | 242.560 | 1.970 | 9,33 |
| Ben. Fondiario | 746.240 | 4.060 | 23,53 | 31.410 | 250 | 1,21 |
| TOTALE | 3.172.100 | 17.240 | 100,00 | 2.600.790 | 21.130 | 100,00 |
Tab. 11 - Costo di allevamento dei bachi.
| Elementi di costo | Azienda A (20 tel) | Azienda B (13 tel) | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Lire | Lire/q.le | % | Lire | Lire/q.le | % | |
| seme bachi | 600.000 | 30.000 | 390.000 | 30.000 | ||
| quota associativa | 300.000 | 15.000 | 195.000 | 15.000 | ||
| carta | 114.690 | 5.730 | 95.570 | 7.350 | ||
| disinfettanti | 38.230 | 1.910 | 20.390 | 1.570 | ||
| combustibili | 35.680 | 1.780 | 44.600 | 3.430 | ||
| en. elettrica | 19.110 | 960 | 19.110 | 1.470 | ||
| varie | 29.310 | 1.470 | 24.210 | 1.860 | ||
| TOTALE SPESE VARIE | 1.137.020 | 56.850 | 19,02 |
788.880 | 60.680 | 16,26 |
| Quote fondiarie | 51.990 | 2.600 | 96.850 | 7.450 | ||
| Quote reint., manut., ass. | 963.820 | 48.190 | 342.210 | 26.320 | ||
| TOTALE QUOTE | 1.015.810 | 50.790 | 16,99 |
439.060 | 33.770 | 9,05 |
| Salari | 3.257.110 | 162.860 | 54,49 |
3.241.820 | 249.370 | 66,83 |
| Stipendi | 133.800 | 6.690 | 2,25 |
152.290 | 11.760 | 3,14 |
| Interessi | 346.740 | 17.340 | 5,80 |
1.156.040 | 12.000 | 3,22 |
| Ben. Fondiario | 86.870 | 4.380 | 1,45 |
72.760 | 5.600 | 1,50 |
| TOTALE | 5.977.350 | 298.910 | 100,00 |
4.850.850 | 373.180 | 100,00 |
3.5. Costo di allevamento del baco.
Analizzati i costi di impianto del gelseto e di produzione della foglia
non rimane che determinare i costi di allevamento del baco per giungere
alla individuazione del costo finale di produzione del bozzolo.
Le modalità adottate per la determinazione delle varie voci di
costo sono le stesse utilizzate per la determinazione del costo di produzione
della foglia.
Dalla Tab. 11 si può notare come i salari siano la voce che maggiormente
incide sul costo to-tale. Essi variano infatti dal 67% dell’azienda
B al 55% dell’azienda A.
La diversa quantità di manodopera impiegata è da imputarsi
alla differente organizzazione a-ziendale, ai diversi tipi di locali utilizzati
per l’allevamento e al ricorso o meno a macchine sfogliatrici e
taglierine per la preparazione della foglia.
3.6. Costo di produzione del bozzolo.
Individuati i costi di produzione della foglia e di allevamento del baco è possibile determinare il costo di produzione del bozzolo delle due aziende considerate.
Tab. 12 - Costo di produzione dei bozzoli.
| Elementi di costo | Azienda A (20 tel.) | Azienda B (13 tel.) | ||
|---|---|---|---|---|
Lire |
Lire/telaino |
Lire |
Lire/telaino |
|
| Costo produzione foglia | 3.172.100 | 158.605 | 2.600.790 | 200.060 |
| Costo allevamento bachi | 5.978.150 | 298.910 | 4.851.480 | 373.180 |
| Costo totale prod. bozzoli | 9.150.250 | 457.515 | 7.452.270 | 573.240 |
| Produzione bozzoli in KG | 663 |
471 |
||
| Costo per kg. | 13.800 |
15.820 |
||
Dalla Tab. 12 si evince che a fronte di un prezzo dei bozzoli di 15.000 L/kg pagato all’allevatore, l’azienda A presenta un extraprofitto di 1.200 L/kg mentre la B accusa una perdita di 800 L/kg. dimostrando come una adeguata razionalizzazione delle diverse fasi dell’allevamento con-senta di ottenere risultati economicamente soddisfacenti. La controprova è data dall’incidenza della voce salario sul costo totale di produzione pari al 47,8% per A e al 65,1% per B (Fig. 2).
Tab. 13 - Reddito Netto e Reddito da Lavoro.
| Az. A (20 tel.) | Az. B (t3 tel.) | |
|---|---|---|
A) P.L.V. |
9.900.000 | 7.065.000 |
B) Spese Varie |
1.526.950 | 944.030 |
C) Quote |
1.576.670 | 942.670 |
D) Interessi |
499.660 | 398.600 |
E) Ben. Fondiario |
833.110 | 104.170 |
R.N = [ A- (B + C) ] |
6.796.380 | 5.178.300 |
R.L. = [ A- (B + C + D + E) ] |
5.463.610 | 4.675.530 |
R.L./ora |
15.176 | 11.544 |
Considerato che la gelsibachicoltura interessa soprattutto le aziende
diretto coltivatrici è op-portuno quantificare il Reddito Netto
e il Reddito da Lavoro per l’agricoltore, imprenditore e pro-prietario
(Tab. 13).
Il Reddito Netto rappresenta i compensi spettanti alle diverse figure
economiche riunite nell’unica persona fisica del gelsibachicoltore:
salari, stipendi, interessi, beneficio fondiario. Il Reddi-to da Lavoro
permette invece di valutare il grado di retribuzione del fattore produttivo
lavoro nell’allevamento del baco da seta.
Essi si ricavano dalle seguenti espressioni:
R.N .= P.L.V. - (Spese Varie + Quote)
R.L. = P.L.V. - (Spese Varie + Quote + Interessi + Beneficio Fondiario)
La P.L.V. è stata calcolata sulla base del prezzo registrato per i bozzoli reali nella campagna 1992.
Come si può notare il reddito netto è sufficientemente elevato e tale da garantire una adegua-ta retribuzione ai diversi fattori produttivi così come per il reddito da lavoro/ora. Se a questo si ag-giunge la breve durata del ciclo di allevamento e la modesta richiesta di investimenti iniziali si può facilmente comprendere il rinnovato interesse che la bachicoltura sta riscuotendo.